Il 22 aprile di ogni anno, si festeggia in 114 paesi, il giorno della Terra, un omaggio al nostro pianeta, che induce a ricordare l'importanza della salvaguardia di risorse naturali, e della terra in qualsiasi sua espressione.
Per quanto riguarda me, la ritengo forse la festività più significativa, che ha realmente attinenza con la nostra vita individuale e collettiva, e che andrebbe onorata più di tanti Natali e Pasque e feste del Ringraziamento. Dunque, il mio personalissimo omaggio alla nostra Madre Terra, è una rivisitazione di un antico cantico, scritto dal "frate che parlava agli animali". San Francesco ringrazia Dio, per i doni della Terra, io adopero i suoi versi (non me ne voglia) per ringraziare la Terra stessa...
Cantico delle Creature (in chiave biocentrista)
Altissima, onnipotente Signora,
Tue so' le laude, la gloria e l'honore.
Laudata sie, mi' Signora cum tucte le Tue creature,
spetialmente messor lo frate Sole,
lo qual è iorno, et allumini noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
de Te, Altissima, porta significatione.
Laudata si', mi Signora, per sora Luna e le stelle:
clarite et pretiose et belle.
Laudata si', mi' Signora, per frate Vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale, a le Tue creature dài sustentamento.
Laudata si', mi Signora, per sor'Acqua.
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.
Laudata si', mi Signora, per frate Focu,
per lo quale ennallumini la nocte:
ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.
Laudata si', mi Signora, per i diversi fructi con coloriti fior et herba.
i quali ne sustentano et governano,
Laudate mi Signora Mater Terra et rengratiate
e serviateli cum grande humilitate.
Altissima, Onnipotente Signora,
tue sono la lode, la gloria, l'onore.
Lodata sii mia Signora, insieme a tutte le creature, specialmente il fratello sole, il quale è la luce del giorno,e tu grazie ad esso ci illumini.
Ed esso è bello e raggiante con un grande splendore: simboleggia la tua importanza.
Lodata sii o mia Signora, per sorella luna e le stelle: chiare preziose e belle.
Lodata sii, mia Signora, per fratello vento,e per l'aria e per il cielo; quello nuvoloso e quello sereno, ogni tempo
tramite il quale alle creature dai sostentamento.
Lodata sii mia Signora, per sorella acqua, la quale è molto utile e umile,preziosa e pura.
Lodata sii mia Signora, per fratello fuoco, attraverso il quale illumini la notte. E' bello, giocondo, robusto e forte.
Lodata sii mia Signora, per i diversi frutti variopinti, con fiori ed erba, attraverso i quali ci nutri e ci sostieni.
Lodate la nostra Signora Madre Terra, ringraziatela e rispettatela con grande umiltà.
sabato 23 aprile 2011
venerdì 22 aprile 2011
Il massacro degli agnelli
Attenzione. Immagini forti. Chi come me ama qualsiasi essere vivente incondizionatamente, non riuscirà ad arrivare al termine del video. Ma chi invece non sa, o non si è mai posto il problema, potrebbe finalmente aprire gli occhi. E io, lo spero con tutto il cuore.
mercoledì 6 aprile 2011
Flashmob contro il nuclare. Oggi, manifestiamo così...
Ragazzi, guardate che meraviglia questo flashmob organizzato da Greenpeace per sottolineare il proprio disappunto nei confronti dell'energia nucleare!
Nasce un nuovo modo di manifestare, sicuramente pacifico, e che di certo giunge alle coscienze più di quanto un megafono o un cartellone possano mai fare. E' davvero toccante...
Nasce un nuovo modo di manifestare, sicuramente pacifico, e che di certo giunge alle coscienze più di quanto un megafono o un cartellone possano mai fare. E' davvero toccante...
martedì 5 aprile 2011
Nozioni base, prima e dopo l'adozione di un cane.
Amici e amiche, perdonate l'assenza... Cercherò di farmi perdonare... Ciò di cui voglio parlarvi oggi, riguarda i miei carissimi fratelli cani: anime gentili e fedeli, che troppo spesso non vengono trattati con il rispetto che meritano. L'idea di inserire l'argomento, in realtà mi frulla in testa da un po', ma è stato un episodio in particolare che mi ha dato l'input: qualcuno di mia conoscenza ha da poco ricevuto in regalo un cane. E dunque, io che studio per diventare istruttore cinofilo, vorrei poter condividere con tutti quello che so, affinchè questi meravigliosi animali possano vivere la propria vita in modo appagante, senza diventare motivo di stress per noi e per se stessi. Purtroppo invece, questo accade troppo spesso, perchè la maggioranza delle persone pensa di capire perfettamente quello che il cane cerca di comunicarci, e di saper gestire la situazione. Questo meraviglioso essere, per quanto così amico dell'uomo, parla una lingua abbastanza diversa dalla nostra, fatta eccezione per qualcosina. Ecco che allora i fraintendimenti diventano frequenti, anche perchè l'uomo tenta spesso di imporre la propria di lingua, senza sforzarsi di interpretare quella del proprio cane.
Ho così pensato di postare delle piccole dritte, fermo restando che chi vuole dei consigli può contattarmi quando vuole, e sarò felice di poter partecipare all' educazione dei nostri amici...
1) I cani, cari ragazzi, non si regalano, ne agli adulti, ne tantomeno ai bambini! Non si mettono sotto gli alberi di natale, non si chiudono in un pacco regalo. Il perchè è molto semplice: non sono oggetti. Sono esseri viventi, come i bambini, e come noi tutti. La decisione di prendere un cane, va presa con tutta la famiglia. Se ne deve parlare a lungo, e soprattutto tutti devono essere d'accordo. Altrimenti l'arrivo del cane, può diventare motivo di tensione e di litigio, e lo stesso cucciolo, ne subirà le conseguenze.
2) Valutate bene la decisione! Se siete persone iperoccupate, con tempo da dedicargli pari a zero, o comunque a non più di 10 minuti al giorno, sconsiglio vivamente di prenderlo. Ricordate che il cane convive con l'uomo da più di 10000 anni. Ha bisogno del contatto umano, e soprattutto non ama stare da solo, essendo un animale geneticamente predisposto a vivere in branco. Troppe ore in solitudine possono portare il cane ad una sofferenza che può sfociare in depressione. E non pensate che avendo il giardino sia felice di correre liberamente tutto il giorno! I cani che vivono in giardino sono tristi, perchè soli. Il cane deve vivere in casa con noi. Che poi il giardino sia un' ottima cosa, quest' è fuori discussione, ma ciò non vuol dire che dobbiamo abbandonarlo lì fuori!
3) Documentatevi! Fate delle ricerche, parlate con degli educatori, istruttori, veterinari. Scegliete un cane che si confà alle vostre esigenze. Con questo intendo dire che se siete dei sedentari, di certo vi sconsiglio di adottare un border collie che, essendo un cane da lavoro, ha bisogno di tantissimo movimento! Quindi fate bene attenzione alle caratteristiche di ogni razza, cercando di tenere in considerazione anche gli aspetti caratteriali oltre all'estetica. Se poi non avete particolari esigenze, o preferenze, ci sono milioni di cani all'interno dei canili, che aspettano solo qualcuno in grado di offrirgli una vita migliore (date anche un'occhiata al sito leamichedilu.blogspot.com)!
4) Quando finalmente avete scelto la razza che fa per voi... non andate mai a comprare il vostro cane in un negozio di animali, o peggio su internet!! Non c'è nulla di più sbagliato, e ora vi spiego perchè. Spesso nei negozi di animali, arrivano cani da chissà dove, che hanno fatto viaggi estenuanti, addirittura malati, o ancora di razza non pura, senza pedigree. Ricordate sempre, che il pedigree è un una certificazione della razza, e attesta l'iscrizione del cane al registro di origine italiana (ROI). Diffidate sempre di chi cerca di vendervi un cane facendovi risparmiare perchè senza pedigree, non è una persona seria. In ogni caso, comprare un cane in un negozio, o su internet, vuol dire non conoscere la sua provenienza, la sua storia, e le sue origini, che sono importantissime. Infatti, come negli essere umani, anche per i cani, esiste un periodo prenatale, in cui la madre trasmette al feto il suo stato d'animo. Una mamma stressata, trasmetterà lo stress anche al cucciolo. Insomma dovrebbe esserci una legge che vieta la vendita di cani su internet e nei negozi! Il posto migliore dove andare a scegliere il vostro cane, è di certo un allevamento amatoriale. Amatoriale vuol dire che da lì non escono più di 30-40 cuccioli l'anno, per cui chi lo gestisce, può dedicare la giusta cura ad ogni fattrice. Di solito chi ha un allevamento amatoriale, lo fa per passione, non tanto per soldi, per cui siamo più tranquilli su come vengono trattati i cani. Chiaramente l'allevamento deve poter essere visitabile. Non fidatevi di chi non vuole farvi entrare! Recatevi sul posto più volte, assicuratevi che le condizioni in cui vivono i cani siano ottimali. Ricordate negli allevamenti non amatoriali, quelli grossi, spesso i cani sono allevati in batterie, per l'eccesiva quantità, per cui non è proprio il massimo...
4) L'adozione del cucciolo deve avvenire tra le 8 e le 10 settimane! Non prima e non dopo. Fate molta attenzione a questo quarto punto, perchè da esso dipende la crescita del vostro cane! Il cucciolo deve restare con la madre e i fratellini fino ai due mesi, al fine di imparare cose che nessun essere umano potrà mai insegnargli. Prendere un cane oltre le 10 settimane invece, diventa rischioso per la sua socializzazione. Infatti oltre le 12 settimane, la predisposizione alla socializzazione si riduce al minimo, e un cane poco socializzato è inevitabilmente un cane con dei problemi.
5) Prendere un cane, è come decidere di avere un figlio, ovvero, dobbiamo educarlo. Per i cuccioli il programma di educazione è vasto ed elaborato, e non pensate di poterli educare allo stesso modo dei bambini! Per quanto abbiate potuto avere cani nella vostra vita, vi prego di non essere saccenti sull'argomento, perchè di cose da sapere sui cani ce ne sono a bizzeffe, e anche i più esperti continuano a studiare! Per cui, se non avete conoscenze cinofile vi consiglio vivamente di rivolgervi ad un esperto, un comportamentalista, un istruttore o un educatore, che saprà guidarvi ad agire nel modo corretto! E se prenderete la strada giusta, poi sarà tutto in discesa!
6) Se avrete seguito questi pochi e utili consigli, il rapporto con il vostro cane sarà qualcosa di unico e speciale, e vi ritroverete un compagno e un amico fidato, che resterà fedele per tutto il resto della sua vita...
Ho così pensato di postare delle piccole dritte, fermo restando che chi vuole dei consigli può contattarmi quando vuole, e sarò felice di poter partecipare all' educazione dei nostri amici...
1) I cani, cari ragazzi, non si regalano, ne agli adulti, ne tantomeno ai bambini! Non si mettono sotto gli alberi di natale, non si chiudono in un pacco regalo. Il perchè è molto semplice: non sono oggetti. Sono esseri viventi, come i bambini, e come noi tutti. La decisione di prendere un cane, va presa con tutta la famiglia. Se ne deve parlare a lungo, e soprattutto tutti devono essere d'accordo. Altrimenti l'arrivo del cane, può diventare motivo di tensione e di litigio, e lo stesso cucciolo, ne subirà le conseguenze.
2) Valutate bene la decisione! Se siete persone iperoccupate, con tempo da dedicargli pari a zero, o comunque a non più di 10 minuti al giorno, sconsiglio vivamente di prenderlo. Ricordate che il cane convive con l'uomo da più di 10000 anni. Ha bisogno del contatto umano, e soprattutto non ama stare da solo, essendo un animale geneticamente predisposto a vivere in branco. Troppe ore in solitudine possono portare il cane ad una sofferenza che può sfociare in depressione. E non pensate che avendo il giardino sia felice di correre liberamente tutto il giorno! I cani che vivono in giardino sono tristi, perchè soli. Il cane deve vivere in casa con noi. Che poi il giardino sia un' ottima cosa, quest' è fuori discussione, ma ciò non vuol dire che dobbiamo abbandonarlo lì fuori!
3) Documentatevi! Fate delle ricerche, parlate con degli educatori, istruttori, veterinari. Scegliete un cane che si confà alle vostre esigenze. Con questo intendo dire che se siete dei sedentari, di certo vi sconsiglio di adottare un border collie che, essendo un cane da lavoro, ha bisogno di tantissimo movimento! Quindi fate bene attenzione alle caratteristiche di ogni razza, cercando di tenere in considerazione anche gli aspetti caratteriali oltre all'estetica. Se poi non avete particolari esigenze, o preferenze, ci sono milioni di cani all'interno dei canili, che aspettano solo qualcuno in grado di offrirgli una vita migliore (date anche un'occhiata al sito leamichedilu.blogspot.com)!
4) Quando finalmente avete scelto la razza che fa per voi... non andate mai a comprare il vostro cane in un negozio di animali, o peggio su internet!! Non c'è nulla di più sbagliato, e ora vi spiego perchè. Spesso nei negozi di animali, arrivano cani da chissà dove, che hanno fatto viaggi estenuanti, addirittura malati, o ancora di razza non pura, senza pedigree. Ricordate sempre, che il pedigree è un una certificazione della razza, e attesta l'iscrizione del cane al registro di origine italiana (ROI). Diffidate sempre di chi cerca di vendervi un cane facendovi risparmiare perchè senza pedigree, non è una persona seria. In ogni caso, comprare un cane in un negozio, o su internet, vuol dire non conoscere la sua provenienza, la sua storia, e le sue origini, che sono importantissime. Infatti, come negli essere umani, anche per i cani, esiste un periodo prenatale, in cui la madre trasmette al feto il suo stato d'animo. Una mamma stressata, trasmetterà lo stress anche al cucciolo. Insomma dovrebbe esserci una legge che vieta la vendita di cani su internet e nei negozi! Il posto migliore dove andare a scegliere il vostro cane, è di certo un allevamento amatoriale. Amatoriale vuol dire che da lì non escono più di 30-40 cuccioli l'anno, per cui chi lo gestisce, può dedicare la giusta cura ad ogni fattrice. Di solito chi ha un allevamento amatoriale, lo fa per passione, non tanto per soldi, per cui siamo più tranquilli su come vengono trattati i cani. Chiaramente l'allevamento deve poter essere visitabile. Non fidatevi di chi non vuole farvi entrare! Recatevi sul posto più volte, assicuratevi che le condizioni in cui vivono i cani siano ottimali. Ricordate negli allevamenti non amatoriali, quelli grossi, spesso i cani sono allevati in batterie, per l'eccesiva quantità, per cui non è proprio il massimo...
4) L'adozione del cucciolo deve avvenire tra le 8 e le 10 settimane! Non prima e non dopo. Fate molta attenzione a questo quarto punto, perchè da esso dipende la crescita del vostro cane! Il cucciolo deve restare con la madre e i fratellini fino ai due mesi, al fine di imparare cose che nessun essere umano potrà mai insegnargli. Prendere un cane oltre le 10 settimane invece, diventa rischioso per la sua socializzazione. Infatti oltre le 12 settimane, la predisposizione alla socializzazione si riduce al minimo, e un cane poco socializzato è inevitabilmente un cane con dei problemi.
5) Prendere un cane, è come decidere di avere un figlio, ovvero, dobbiamo educarlo. Per i cuccioli il programma di educazione è vasto ed elaborato, e non pensate di poterli educare allo stesso modo dei bambini! Per quanto abbiate potuto avere cani nella vostra vita, vi prego di non essere saccenti sull'argomento, perchè di cose da sapere sui cani ce ne sono a bizzeffe, e anche i più esperti continuano a studiare! Per cui, se non avete conoscenze cinofile vi consiglio vivamente di rivolgervi ad un esperto, un comportamentalista, un istruttore o un educatore, che saprà guidarvi ad agire nel modo corretto! E se prenderete la strada giusta, poi sarà tutto in discesa!
6) Se avrete seguito questi pochi e utili consigli, il rapporto con il vostro cane sarà qualcosa di unico e speciale, e vi ritroverete un compagno e un amico fidato, che resterà fedele per tutto il resto della sua vita...
lunedì 21 marzo 2011
Giappone... un sentito omaggio al paese dei Samurai.
Documentare ciò che è successo non mi va. Per quello ci sono già milioni di video, foto e quant'altro. Il web se ne cade. E' come se, la catastrofe si ripetesse ogni volta che se ne riparla, ancora e ancora, e ancora, e si abbatte su questa terra amata... E il dolore è così tanto, da riuscire a sentirlo fino a qui, come se il vento l'avesse portato insieme al polline....
Voglio omaggiarti, e ricordarti per le tue infinite bellezze, che spero tornino presto a risplendere.
Ti amo Giappone, ti amiamo, per i i tuoi modi gentili e la delicatezza, per il rispetto e l'educazione, per i tuoi principi e per l'onore, che poni dinnanzi ad ogni cosa. Amiamo di te la meticolosità, e il perfezionismo, la cura con cui plasmi ogni cosa. Amiamo i tuoi giardini, e i tuoi monaci, amiamo i ciliegi, e i deliziosi bonsai. Amiamo il tuo sushi e il tuo sake, amiamo il tuo riso che è prezioso quanto l'oro. Amiamo le tradizioni, la devozione dei tuoi uomini, i samurai e le splendide geishe dagli incantevoli kimono. Le geishe... che nessuno s'azzardi mai a chiamarle con altro nome! Esse sono espressione pura di arte! A cominciare dai loro abiti, armoniosi ed eleganti. Il trucco che pare un omaggio alla tua bandiera, i capelli scuri come la pece, annodati come solo tu sai fare, e le mani sottili che si muovono leggere e femminili. La più bella occidentale, con un kimono indosso, non potrebbe equiparare una tua donna!
... Amiamo il tuo arcipelago con i suoi frutti, amiamo le tue case di legno, le pareti fatte di umile carta di riso, i tatami, i tuoi futon e i piedi scalzi... Amiamo te, che sei forte e ti rialzi! ...e che ci sei caro quanto la nostra terra. Ti siamo vicini in questo drammatico momento....
Con amore e speranza,
Così è se vi pare.
Voglio omaggiarti, e ricordarti per le tue infinite bellezze, che spero tornino presto a risplendere.
Ti amo Giappone, ti amiamo, per i i tuoi modi gentili e la delicatezza, per il rispetto e l'educazione, per i tuoi principi e per l'onore, che poni dinnanzi ad ogni cosa. Amiamo di te la meticolosità, e il perfezionismo, la cura con cui plasmi ogni cosa. Amiamo i tuoi giardini, e i tuoi monaci, amiamo i ciliegi, e i deliziosi bonsai. Amiamo il tuo sushi e il tuo sake, amiamo il tuo riso che è prezioso quanto l'oro. Amiamo le tradizioni, la devozione dei tuoi uomini, i samurai e le splendide geishe dagli incantevoli kimono. Le geishe... che nessuno s'azzardi mai a chiamarle con altro nome! Esse sono espressione pura di arte! A cominciare dai loro abiti, armoniosi ed eleganti. Il trucco che pare un omaggio alla tua bandiera, i capelli scuri come la pece, annodati come solo tu sai fare, e le mani sottili che si muovono leggere e femminili. La più bella occidentale, con un kimono indosso, non potrebbe equiparare una tua donna!
... Amiamo il tuo arcipelago con i suoi frutti, amiamo le tue case di legno, le pareti fatte di umile carta di riso, i tatami, i tuoi futon e i piedi scalzi... Amiamo te, che sei forte e ti rialzi! ...e che ci sei caro quanto la nostra terra. Ti siamo vicini in questo drammatico momento....
Con amore e speranza,
Così è se vi pare.
giovedì 17 marzo 2011
Perle di saggezza
"Non dubitate mai che un piccolo gruppo di persone consapevoli ed impegnate possa cambiare il mondo, poichè sono sempre state le uniche capaci di farlo".
Margaret Mead.
Margaret Mead.
L'Unità d'Italia. Mai ci fu divisione più marcata!
Salve Netscape... oggi è un giorno importante per il nostro paese, sono 150 anni che ci f....... per bene!
Innanzitutto ho trovato qualcosa di veramente interessante, per chi ancora crede che l'Unità d'Italia sia quella raccontata nei libri di storia.
Tratto dal sito www.comedonchisciotte.org
L'Unità d'Italia e i conti con la storia. Di Truman Burbank (trumanb.blogspot.com)
A 150 anni dall’unità, l’Italia sembra un giocattolo inceppato, che si agita in modo inconcludente. Piuttosto che agitarsi furiosamente come fanno tanti è forse il caso di studiare il passato.
"Chi non conosce il proprio passato è condannato a ripeterlo" dice Santayana e la frase ha due possibili letture: la prima (la più comune) è che chi non conosce la propria storia ripeterà gli stessi errori a parità di condizioni; dopo un primo fascismo ne conoscerà una seconda versione (e magari anche una terza), senza che l'esperienza precedente consenta di resistere all'ascesa progressiva di ducetti, gerarchetti e galoppini.
Ma ancora peggiore è una seconda lettura della frase di Santayana, chi non conosce la propria storia non si rende conto di ciò che ha fatto di buono e lo distrugge senza neanche accorgersene. Allora, se si vuole crescere e diventare adulti, bisogna fare i conti con la propria storia.
Per fare i conti può convenire partire dalla favoletta con cui ci viene propinato il racconto tradizionale dell’unità d’Italia.
La storia provvidenziale (la favola del Risorgimento)
Per gli studiosi di antropologia potrebbe essere interessante analizzare il racconto convenzionale in senso provvidenziale del "Risorgimento". La visione proposta è tesa a dimostrare quanto siano stati necessari gli avvenimenti riportati. Dopo secoli di sofferenze gli italiani erano pronti ad essere riunificati, questo era il loro destino manifesto. Per fare ciò servivano degli eroi: Garibaldi, Vittorio Emanuele, Mazzini, Cavour. Ma gli eroi presuppongono dei cattivi dall'altra parte: gli austriaci, i Borbone. Un po' meno cattivo il Papa, ma certo non poteva avere il suo stato su quella che era destinata a ridiventare capitale d'Italia.
Tutte le fiabe raccontano la stessa storia all’interno di un numero di variabili limitato e la fiaba dell’unità d’Italia non fa eccezione.
Per i dettagli conviene fare riferimento alla "Morfologia della fiaba" di Vladimir Propp. E' opportuno notare che, rispetto alla fiaba standard, qui l'unità nazionale conseguita (la legittima unione tra il popolo e la patria) rimpiazza il matrimonio finale dell'eroe.
Chiaramente la storia provvidenziale che ci viene raccontata è in realtà un artefatto, realizzato per soddisfare degli interessi umani. Ma come si fabbrica un tale artefatto?
Non è poi così difficile costruire un'interpretazione provvidenziale della storia. Prima di tutto vengono gli interessi: si fa quello che conviene fare con qualsiasi tecnica, per esempio è tradizione corrompere gli alti gradi dell'esercito nemico. Grazie alla corruzione ed altri trucchi sporchi si vince. In guerra normalmente vince il peggiore, non il migliore (a parità di forze in campo). Vince il più privo di scrupoli, il disonesto, chi trama nell'ombra. Dopo la vittoria si scrivono libri che dimostrano come ciò che è successo fosse inevitabile, nel destino della nazione, come si stesse preparando da secoli.
Si troveranno sempre con facilità intellettuali e giornalisti pronti a sostenere i vincitori.
Anche il vocabolario verrà riformato. Si introdurranno nuovi termini, come risorgimento, esportazione della democrazia e così via.
In parallelo si provvederà ad emarginare e poi distruggere chi si ostina a mostrare il punto di vista dei vinti, dai giornali fino alle cattedre universitarie. Alla lunga resterà solo il punto dei vista dei vincitori.
Per questo è rarissimo nelle opere storiche trovare dei vincitori cattivi. Per questo gli antichi romani portavano la civiltà.
Il popolo pigro
Un importante corollario della favola standard, popolata da eroi, è il popolo pigro. Adatto il concetto da Wikipedia.
Un filone di critica storiografica, elaborando le analisi che fece Antonio Gramsci nei suoi quaderni del carcere, che partì dalle considerazioni del meridionalista Gaetano Salvemini sulla mancata soluzione della questione contadina, legata alla irrisolta questione meridionale, ha sottolineato un’interpretazione che sostiene come nel Risorgimento italiano fosse stata assai limitata la partecipazione delle masse popolari, soprattutto contadine, agli eventi che hanno caratterizzato l'unità nazionale italiana e come il Risorgimento possa essere considerato come una rivoluzione mancata.
Per chi guardi gli avvenimenti in modo disincantato la realtà è diversa e il popolo c’è. Il popolo è quello che neutralizza la spedizione dei Pisacane, il popolo è a Bronte che reclama le terre, il popolo combatte a Pontelandolfo, il popolo partecipa al brigantaggio, riuscendo a contrastare un esercito di 140.000 soldati in assetto da guerra, soldati che riusciranno a vincere solo grazie a tecniche di genocidio. Il popolo è quello costretto ad emigrare a causa della fame creata dai Savoia nel sud. Il popolo continuerà a celebrare i briganti contro gli invasori per decenni. Oltre un secolo dopo la spedizione dei mille c'erano ancora dei cantastorie che onoravano le gesta dei briganti.
Il problema è che nell'interpretazione favolistica del Risorgimento, il popolo è quasi sempre dalla parte sbagliata e viene fatto diventare invisibile dai mass-media (inclusi i libri di storia). Ma se abbandoniamo la favola è facile vedere come il risorgimento sia un'operazione fatta contro il popolo italiano, a cui il popolo si è opposto fortemente, a volte anche ferocemente.
Conviene prestare attenzione al concetto di storia dei vincitori, la storia così come viene raccontata da chi ha vinto. Dalla storia dei vincitori non c'è niente da imparare. Tutto viene giustificato in termini di provvidenza o destino manifesto. Sul lato opposto, dalla storia dei perdenti si possono raccogliere molte utili informazioni. Solo che i perdenti quasi sempre sono stati azzittiti.
Per questo solitamente bisogna cercare al di fuori dei libri di storia per trovare qualche verità, un grande esempio è Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, altro esempio è Noi credevamo di Anna Banti. Per quanto riguarda la saggistica, per lungo tempo le poche cose decenti sul risorgimento sono stati i libri del grande Nicola Zitara e qualcosa di Mack Smith, che non era italiano.
Lo spiegava bene Carl Schmitt (in Ex captivitate salus) come i perdenti siano costretti a scrivere la storia con estremo rigore mentre i vincitori possano permettersi tutti gli abusi.
Sono andato a riguardare la vita di Tucidide, forse il più grande storico mai vissuto, ed era uno sconfitto. Vae victis diceva Brenno ai Romani. Non è cambiato molto da quell'epoca, anche se una mitigazione viene data dalla “storia sociale”, che studia la vita quotidiana delle persone nelle varie epoche.
I Mille
Episodio chiave del Risorgimento è la Spedizione dei Mille nel 1860. Qui conviene approfondire. La spedizione dei mille durò pochi mesi, con un migliaio di soldati iniziali e poche migliaia alla fine convenzionale della spedizione. Alla fine della spedizione buona parte dell’Italia era formalmente unificata sotto i Savoia. Restava in sostanza solo il Lazio e Roma, che avrebbe resistito una decina di anni. L'unità d'Italia era cosa fatta, toccava fare gli italiani (per terminare correttamente la fiaba). Solo che si sviluppò il cosiddetto "brigantaggio", il quale tenne impegnati fino a 140.000 soldati nella cosiddetta repressione, la quale durò almeno un decennio.
Sotto l’aspetto degli interessi economici in gioco, la spedizione dei Mille puntava allo zolfo, che all’epoca valeva come il petrolio di oggi. Si voleva che lo zolfo siciliano rifornisse a buon prezzo le navi inglesi. E così fu.
Per fare ciò i generali borbonici furono comprati, il Regno delle due Sicilie fu depredato, il popolo fu massacrato.
Qui ci sono molte analogie con l'invasione USA dell'Iraq (la Seconda guerra del golfo del 2003), fatta per rubare il petrolio agli iracheni. La guerra recitata durò tre mesi, dopo di che (a maggio 2003) Bush dichiarò la pace (non è colpa mia se suona male). E venne invece la guerra di sterminio contro il popolo iracheno, che dura da anni.
L'unità d'Italia realizzata dai Savoia nel 1860 ed anni successivi fu un capitolo di infamia e rapina, e nel suo complesso si configura come un vero e proprio genocidio.
Il Sud depredato e rapinato, affamato fino all’inedia, deportato nel lager di Fenestrelle, sottoposto alla pulizia etnica gestita dai militari piemontesi ed ideologicamente organizzata da Cesare Lombroso, si riduceva in stato miserevole. Solo una mitigazione molto parziale proveniva dall'emigrazione.
Per dirla in altre parole c'erano tre scelte per chi abitava nel sud dopo la conquista dei Savoia:
Anche se gradualmente ci fu qualche uniformazione amministrativa (va ricordata almeno la legge Casati, che introdusse la scuola pubblica in tutto il regno), l'Italia rimase un paese diviso. Il sud, terra di conquista, perse molto della sua tradizione, ma non acquistò senso dello stato.
In seguito la mitologia fascista ebbe però qualche presa in tutta Italia con i suoi simbolismi, i richiami all’antica Roma imperiale, la sua voglia di apparire.
Ma il fascismo era anche una recita tragica e mal riuscita ed in particolare fu un errore il modo in cui fece entrare l’Italia nella Seconda Guerra mondiale. A un certo punto fu chiaro a quasi tutta la popolazione che la guerra era persa e lo show fascista stava terminando. Ma la caduta del fascismo si portava dietro la sudditanza agli USA.
Con gli accordi di Yalta l’Italia prendeva il ruolo di stato-cuscinetto, ruolo che avrebbe mantenuto per lungo tempo. Gli USA avevano ripreso concetto di stato-cuscinetto dall’Impero Romano. Gli stati cuscinetto stavano ai bordi dell’Impero e difendevano dagli imperi confinanti, godendo di una discreta autonomia rispetto al centro, purché non venisse messa in dubbio la sottomissione all’impero. Diciamo che era una libertà presidiata.
In parallelo alla storia ufficiale si svolgono quindi le strategie per tenere divisi gli italiani.
Tali strategie (il "Divide et impera") nella versione USA si esplicano solitamente nell’organizzazione di guerre civili, esplicite o latenti.
Se guardiamo in prospettiva la storia recente italiana, il "Divide et impera" nel secondo dopoguerra si è basato in Italia sul pericolo comunista, contrapposto a seconda dei casi ad una destra eversiva o ad un Chiesa reazionaria.
Con la caduta della monarchia nel 1948 l'Italia gradualmente si riprese.
La caduta del Fascismo ebbe degli aspetti rivoluzionari: tutta una tipologia di classe politica servile (ruffiani e yes-men) fu messa da parte e rimpiazzata da una classe politica dotata di contenuti morali. La nuova classe dirigente si era temprata nel disastro ed ebbe la statura politica e morale di fare scelte coraggiose, nell’interesse comune della popolazione prima che nell’interesse della classe politica.
Dalla caduta del fascismo nacque la Costituzione repubblicana, che in qualche modo tentava di far tesoro dell'esperienza (e degli errori) del fascismo.
Da qui cominciava uno dei periodi migliori: partiva la ricostruzione del paese, si sviluppavano industrie nel nord e partivano poderose migrazioni interne dal sud verso il nord per alimentare di manodopera a basso costo le industrie del nord.
Avvenne anche un fatto nuovo, la povertà del sud diventava un problema.
Al Nord era molto utile avere mano d'opera a basso prezzo proveniente dal Sud, ma ad un certo punto ci si rese conto che il sud sarebbe stato un paradiso per le industrie del nord se gli abitanti fossero stati dei bravi consumatori. In altre parole, si voleva una nazione di consumatori omogenea.
Disgraziatamente gli abitanti del sud non potevano spendere abbastanza per gli appetiti delle aziende del Nord. Questo era un problema. A questo problema fu trovato il nome di questione meridionale.
L’unità degli italiani
L'Italia era ancora composta di genti molto diverse, ma esse cominciavano a capirsi, grazie agli scambi migratori.
Negli anni '60 arrivò in tutta Italia la RAI (intesa come TV). E qui tutti cominciarono a capire l'italiano della RAI, a vedere Carosello, Lascia o raddoppia, Canzonissima, Sanremo e le partite della nazionale di calcio.
La RAI-TV cambiò la vita quotidiana delle persone e gradualmente assimilò al consumismo tutti gli italiani, fece sognare a tutti gli stessi simboli del cosiddetto benessere, li omologò sugli stessi miti e valori. In una decina di anni l'Italia diventava una nazione e l'unità d'Italia, quella sostanziale, del popolo che condivide sentimenti, emozioni, valori, era cosa fatta. Gli italiani si sentivano “a casa propria” più o meno da tutte le parti.
Gli eroi di questa unità, coloro che avevano fatto l'Italia e anche gli italiani, erano molti. Si chiamavano Claudio Villa, Raffaella Carrà, Pippo Baudo, Mike Bongiorno, Gianni Morandi, e poi Burgnich, Facchetti, Zoff e tanti altri. L'operazione della RAI aveva formato un diffuso sentire nazionale. Tutti gli italiani si sentivano fratelli, almeno in occasione dei mondiali di calcio.
Il paese era praticamente unificato, la RAI aveva fatto ciò che a Cavour non era riuscito (né gli interessava in realtà): creare un insieme di consumatori abbastanza omogeneo.
Nel frattempo il lavorio nascosto dell’Impero continuava. Il ’68 aveva sconvolto molti luoghi comuni. In quel periodo si erano creati degli strati sociali portatori di novità, che non da tutti erano visti favorevolmente.
L'economia italiana era cresciuta rapidamente ed il miglioramento del tenore di vita era percettibile. La mortalità infantile si era fortemente ridotta. La popolazione cresceva e all’interno di essa la classe media si era ampliata. L'analfabetismo era praticamente scomparso. Con circa un secolo di ritardo rispetto ai tempi ufficiali, l'Italia cominciava ad essere una nazione, con una lingua diffusamente parlata (o almeno capita) dalla Sicilia fino alle Alpi. La Rai TV era riuscita, oltre che a diffondere una lingua nazionale, a creare una certa attenzione verso i simboli nazionali, almeno in occasione di mondiali di calcio, olimpiadi e fenomeni analoghi.
In quegli anni si stava anche formando una crescita culturale, molto spesso egemonizzata dalla sinistra, con effetti ad essa favorevoli in occasione delle consultazioni elettorali.
La continua crescita del Partito Comunista Italiano sicuramente non era vista di buon occhio negli USA, che valutarono il passaggio a forme d'intervento più incisive, rispetto al precedente finanziamento della sinistra non comunista.
Da qui nascevano gli opposti estremismi e la strategia della tensione.
Iniziava così il kolossal degli anni di piombo, quando interi settori della società si muovevano come gruppi ordinati di marionette pilotate dai burattinai.
Definirei quegli anni come gli anni del golpe, un colpo di stato progressivo con cui fu tolto agli italiani quel poco di sovranità che avevano. In un turbinoso spettacolo di massa, un sanguinoso kolossal recitato nelle strade e nei palazzi, si fece in modo che il potere restasse nelle mani di chi non aveva più titolo a detenere quel potere. Il risultato finale di un golpe al rallentatore durato dieci anni, fu che alla fine degli anni ‘70 chi stava al potere riuscì miracolosamente a mantenerlo.
Non necessariamente un golpe deve essere rivoluzionario, anzi di solito è conservatore. Con tecniche analoghe a quelle di un prestigiatore si può dare la sensazione di un turbine di cambiamenti, mentre in realtà cambia ben poco, anzi il potere vero si rafforza.
Insomma, per la sinistra fu una sconfitta epocale, mentre la DC di Andreotti e Cossiga rimase in piedi.
La fase strategica della tensione “destra contro sinistra” durò per tutti gli anni '70. Negli anni ’80 però questa strategia era logora, non produceva più effetti.
Probabilmente era la fine degli anni '80 quando i padroni dell'Italia si resero conto che la strategia della tensione, il dividere gli italiani in destra e sinistra, sostenendo tutte e due le parti in modo che si combattessero come i capponi di Renzo, cominciava a fare acqua.
Il divide et impera aveva bisogno di nuove strade. Il tentativo di frammentare gli italiani su basi religiose non poteva funzionare, da millenni il papato unificava il popolo sotto la stessa religione.
L'altra strada era lavorare sulle etnie, ma l'Italia, da secoli paese di bastardi, era un tale miscuglio etnico che identificare razze era impossibile. Si poteva però lavorare sulla divisione nord-sud. Il paese era unificato da qualche decennio, l'operazione della RAI aveva formato un sentimento nazionale diffuso. Ma era qualcosa di recente. Si poteva disfare.
Nell’89 cadeva il Muro di Berlino e dalla caduta del comunismo e dalla frammentazione della Jugoslavia un’Italia unita, baluardo contro il comunismo, non era più necessaria. Il pericolo comunista ad est non c’era più. Adesso l’Impero USA si allargava ad est e l’Italia cuscinetto non serviva più.
L'avvio della dissoluzione dello stato italiano andava fatto a nord, dove c'erano già un certo numero di partitini razzisti e localisti che erano convinti di pagare troppe tasse verso il centro. Andavano aiutati.
Quando il più grosso di questi partiti andò in fallimento per una gestione economica alquanto traballante, arrivarono aiuti a pioggia, praticamente incondizionati. Anche se qualcuno fece capire che gli articoli di Libero contro gli USA dovevano smettere. E così fu.
Come ben spiegava Theodore Shackley nel suo "The third option" (La terza opzione), bisognava però avere due parti in conflitto tra di loro per mantenere il potere e fare business sul conflitto. Il contrasto del nord contro "Roma ladrona" non era sufficiente, bisognava prepararne uno più sostanzioso.
A questo scopo bisognava lavorare anche al sud, per spingere l'orgoglio meridionale contro l'arroganza del nord.
Furono acquisite un certo numero di piccole case editrici, le quali cominciarono a pubblicare libri di notevole qualità, ma sempre orientate a vedere il nemico nel nord e mai nelle banche, o nel mercato, o in paesi esteri.
E si arriva così ai giorni nostri.
Pian piano si è formata una "coscienza meridionale". E' costata molti soldi ma comincia a produrre effetti.
Siamo quasi pronti per la frammentazione dell'Italia, sullo stile di quanto già fatto in Jugoslavia. Senza nemmeno scomodare la religione.
***
Ma adesso bisogna fare i conti con la nostra storia, la storia d’Italia. In questi giorni, che dovrebbero celebrare i 150 anni di unità nazionale, si susseguono polemiche sulle origini di tale unità, tra i suoi sostenitori, che ne parlano come di un evento storico realizzato da grandi uomini, e tra i suoi detrattori, che evidenziano la ricchezza delle culture preesistenti all'unità e la pochezza dei cosiddetti "eroi". Nel loro complesso, i discorsi di una parte e dell'altra mi appaiono costituire una trappola, un meccanismo che spinge a scegliere una delle due parti ed a sostenere le sue ragioni, a schierarsi con una fazione invece che a ragionare.
Perché chi si schiera trascura un fatto sostanziale, che circa un secolo dopo le date ufficiali, oltre all'Italia (fittizia) furono fatti gli italiani, sui valori della Costituzione e su quelli del consumismo della RAI (mantenendo sempre sul fondo i valori cattolici, o forse più correttamente la loro variante democristiana). Chi volesse criticare l'Unità d'Italia da qui dovrebbe partire, e non dai vari Garibaldi, Mazzini, Cavour.
Si potrebbe discutere se uno stato nazionale basato su Pippo Baudo e Mike Bongiorno sia qualcosa di tutto sommato apprezzabile o qualcosa da distruggere ad ogni costo. Io sarei per la prima.
Per l'Italia dei Savoia ho più che altro che disprezzo, eppure tocca riconoscere che, anche grazie all’unità politica realizzata dai Savoia, alla fine l’unità della nazione era stata raggiunta.
Però, se insistiamo a discutere tra garibaldini ed antigaribaldini i conti con la nostra storia non li faremo mai e non diventeremo mai un popolo adulto.
Perché, oggi come ieri, qualcuno ha interesse a dividere gli italiani e li vuole frammentare per dominarli, anzi portarli al pascolo come un gregge di pecore. Oggi probabilmente è peggio, perché la finzione dello Stato italiano non serve più all’Impero.
Truman
L'articolo esplica la nostra storia, e la nostra condizione, in modo disarmante.
I toni sono forti, come piacciono a me! E quello che è successo in Italia, non è altro che la storia del mondo. Le analogie sono ovunque. Mettere i popoli gli uni contro gli altri, è la strategia più comune: li tiene occupati, e proietta la rabbia contro un nemico sbagliato e fittizio, mentre la "corporatocrazia" trae i suoi profitti. Parliamo di profitti di qualsiasi genere, non solo economici. I vantaggi sono dappertutto. E chi inizia ad aprire gli occhi, chi inizia a capire come gira il mondo, adesso vede tutto chiaro.
Per cui, questo giorno, altro non fa che sottolineare le demarcazioni, ricordare le privazioni e i soprusi. E chi crede nell'Unità dei popoli, non può festeggiare L'Unità d'Italia...
Innanzitutto ho trovato qualcosa di veramente interessante, per chi ancora crede che l'Unità d'Italia sia quella raccontata nei libri di storia.
Tratto dal sito www.comedonchisciotte.org
L'Unità d'Italia e i conti con la storia. Di Truman Burbank (trumanb.blogspot.com)
A 150 anni dall’unità, l’Italia sembra un giocattolo inceppato, che si agita in modo inconcludente. Piuttosto che agitarsi furiosamente come fanno tanti è forse il caso di studiare il passato.
"Chi non conosce il proprio passato è condannato a ripeterlo" dice Santayana e la frase ha due possibili letture: la prima (la più comune) è che chi non conosce la propria storia ripeterà gli stessi errori a parità di condizioni; dopo un primo fascismo ne conoscerà una seconda versione (e magari anche una terza), senza che l'esperienza precedente consenta di resistere all'ascesa progressiva di ducetti, gerarchetti e galoppini.
Ma ancora peggiore è una seconda lettura della frase di Santayana, chi non conosce la propria storia non si rende conto di ciò che ha fatto di buono e lo distrugge senza neanche accorgersene. Allora, se si vuole crescere e diventare adulti, bisogna fare i conti con la propria storia.
Per fare i conti può convenire partire dalla favoletta con cui ci viene propinato il racconto tradizionale dell’unità d’Italia.
La storia provvidenziale (la favola del Risorgimento)
Per gli studiosi di antropologia potrebbe essere interessante analizzare il racconto convenzionale in senso provvidenziale del "Risorgimento". La visione proposta è tesa a dimostrare quanto siano stati necessari gli avvenimenti riportati. Dopo secoli di sofferenze gli italiani erano pronti ad essere riunificati, questo era il loro destino manifesto. Per fare ciò servivano degli eroi: Garibaldi, Vittorio Emanuele, Mazzini, Cavour. Ma gli eroi presuppongono dei cattivi dall'altra parte: gli austriaci, i Borbone. Un po' meno cattivo il Papa, ma certo non poteva avere il suo stato su quella che era destinata a ridiventare capitale d'Italia.
Tutte le fiabe raccontano la stessa storia all’interno di un numero di variabili limitato e la fiaba dell’unità d’Italia non fa eccezione.
Per i dettagli conviene fare riferimento alla "Morfologia della fiaba" di Vladimir Propp. E' opportuno notare che, rispetto alla fiaba standard, qui l'unità nazionale conseguita (la legittima unione tra il popolo e la patria) rimpiazza il matrimonio finale dell'eroe.
Chiaramente la storia provvidenziale che ci viene raccontata è in realtà un artefatto, realizzato per soddisfare degli interessi umani. Ma come si fabbrica un tale artefatto?
Non è poi così difficile costruire un'interpretazione provvidenziale della storia. Prima di tutto vengono gli interessi: si fa quello che conviene fare con qualsiasi tecnica, per esempio è tradizione corrompere gli alti gradi dell'esercito nemico. Grazie alla corruzione ed altri trucchi sporchi si vince. In guerra normalmente vince il peggiore, non il migliore (a parità di forze in campo). Vince il più privo di scrupoli, il disonesto, chi trama nell'ombra. Dopo la vittoria si scrivono libri che dimostrano come ciò che è successo fosse inevitabile, nel destino della nazione, come si stesse preparando da secoli.
Si troveranno sempre con facilità intellettuali e giornalisti pronti a sostenere i vincitori.
Anche il vocabolario verrà riformato. Si introdurranno nuovi termini, come risorgimento, esportazione della democrazia e così via.
In parallelo si provvederà ad emarginare e poi distruggere chi si ostina a mostrare il punto di vista dei vinti, dai giornali fino alle cattedre universitarie. Alla lunga resterà solo il punto dei vista dei vincitori.
Per questo è rarissimo nelle opere storiche trovare dei vincitori cattivi. Per questo gli antichi romani portavano la civiltà.
Il popolo pigro
Un importante corollario della favola standard, popolata da eroi, è il popolo pigro. Adatto il concetto da Wikipedia.
Un filone di critica storiografica, elaborando le analisi che fece Antonio Gramsci nei suoi quaderni del carcere, che partì dalle considerazioni del meridionalista Gaetano Salvemini sulla mancata soluzione della questione contadina, legata alla irrisolta questione meridionale, ha sottolineato un’interpretazione che sostiene come nel Risorgimento italiano fosse stata assai limitata la partecipazione delle masse popolari, soprattutto contadine, agli eventi che hanno caratterizzato l'unità nazionale italiana e come il Risorgimento possa essere considerato come una rivoluzione mancata.
Per chi guardi gli avvenimenti in modo disincantato la realtà è diversa e il popolo c’è. Il popolo è quello che neutralizza la spedizione dei Pisacane, il popolo è a Bronte che reclama le terre, il popolo combatte a Pontelandolfo, il popolo partecipa al brigantaggio, riuscendo a contrastare un esercito di 140.000 soldati in assetto da guerra, soldati che riusciranno a vincere solo grazie a tecniche di genocidio. Il popolo è quello costretto ad emigrare a causa della fame creata dai Savoia nel sud. Il popolo continuerà a celebrare i briganti contro gli invasori per decenni. Oltre un secolo dopo la spedizione dei mille c'erano ancora dei cantastorie che onoravano le gesta dei briganti.
Il problema è che nell'interpretazione favolistica del Risorgimento, il popolo è quasi sempre dalla parte sbagliata e viene fatto diventare invisibile dai mass-media (inclusi i libri di storia). Ma se abbandoniamo la favola è facile vedere come il risorgimento sia un'operazione fatta contro il popolo italiano, a cui il popolo si è opposto fortemente, a volte anche ferocemente.
Conviene prestare attenzione al concetto di storia dei vincitori, la storia così come viene raccontata da chi ha vinto. Dalla storia dei vincitori non c'è niente da imparare. Tutto viene giustificato in termini di provvidenza o destino manifesto. Sul lato opposto, dalla storia dei perdenti si possono raccogliere molte utili informazioni. Solo che i perdenti quasi sempre sono stati azzittiti.
Per questo solitamente bisogna cercare al di fuori dei libri di storia per trovare qualche verità, un grande esempio è Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, altro esempio è Noi credevamo di Anna Banti. Per quanto riguarda la saggistica, per lungo tempo le poche cose decenti sul risorgimento sono stati i libri del grande Nicola Zitara e qualcosa di Mack Smith, che non era italiano.
Lo spiegava bene Carl Schmitt (in Ex captivitate salus) come i perdenti siano costretti a scrivere la storia con estremo rigore mentre i vincitori possano permettersi tutti gli abusi.
Sono andato a riguardare la vita di Tucidide, forse il più grande storico mai vissuto, ed era uno sconfitto. Vae victis diceva Brenno ai Romani. Non è cambiato molto da quell'epoca, anche se una mitigazione viene data dalla “storia sociale”, che studia la vita quotidiana delle persone nelle varie epoche.
I Mille
Episodio chiave del Risorgimento è la Spedizione dei Mille nel 1860. Qui conviene approfondire. La spedizione dei mille durò pochi mesi, con un migliaio di soldati iniziali e poche migliaia alla fine convenzionale della spedizione. Alla fine della spedizione buona parte dell’Italia era formalmente unificata sotto i Savoia. Restava in sostanza solo il Lazio e Roma, che avrebbe resistito una decina di anni. L'unità d'Italia era cosa fatta, toccava fare gli italiani (per terminare correttamente la fiaba). Solo che si sviluppò il cosiddetto "brigantaggio", il quale tenne impegnati fino a 140.000 soldati nella cosiddetta repressione, la quale durò almeno un decennio.
Sotto l’aspetto degli interessi economici in gioco, la spedizione dei Mille puntava allo zolfo, che all’epoca valeva come il petrolio di oggi. Si voleva che lo zolfo siciliano rifornisse a buon prezzo le navi inglesi. E così fu.
Per fare ciò i generali borbonici furono comprati, il Regno delle due Sicilie fu depredato, il popolo fu massacrato.
Qui ci sono molte analogie con l'invasione USA dell'Iraq (la Seconda guerra del golfo del 2003), fatta per rubare il petrolio agli iracheni. La guerra recitata durò tre mesi, dopo di che (a maggio 2003) Bush dichiarò la pace (non è colpa mia se suona male). E venne invece la guerra di sterminio contro il popolo iracheno, che dura da anni.
L'unità d'Italia realizzata dai Savoia nel 1860 ed anni successivi fu un capitolo di infamia e rapina, e nel suo complesso si configura come un vero e proprio genocidio.
Il Sud depredato e rapinato, affamato fino all’inedia, deportato nel lager di Fenestrelle, sottoposto alla pulizia etnica gestita dai militari piemontesi ed ideologicamente organizzata da Cesare Lombroso, si riduceva in stato miserevole. Solo una mitigazione molto parziale proveniva dall'emigrazione.
Per dirla in altre parole c'erano tre scelte per chi abitava nel sud dopo la conquista dei Savoia:
- cercare di sopravvivere in condizioni che non lo consentivano
- morire combattendo
- emigrare.
Anche se gradualmente ci fu qualche uniformazione amministrativa (va ricordata almeno la legge Casati, che introdusse la scuola pubblica in tutto il regno), l'Italia rimase un paese diviso. Il sud, terra di conquista, perse molto della sua tradizione, ma non acquistò senso dello stato.
In seguito la mitologia fascista ebbe però qualche presa in tutta Italia con i suoi simbolismi, i richiami all’antica Roma imperiale, la sua voglia di apparire.
Ma il fascismo era anche una recita tragica e mal riuscita ed in particolare fu un errore il modo in cui fece entrare l’Italia nella Seconda Guerra mondiale. A un certo punto fu chiaro a quasi tutta la popolazione che la guerra era persa e lo show fascista stava terminando. Ma la caduta del fascismo si portava dietro la sudditanza agli USA.
Con gli accordi di Yalta l’Italia prendeva il ruolo di stato-cuscinetto, ruolo che avrebbe mantenuto per lungo tempo. Gli USA avevano ripreso concetto di stato-cuscinetto dall’Impero Romano. Gli stati cuscinetto stavano ai bordi dell’Impero e difendevano dagli imperi confinanti, godendo di una discreta autonomia rispetto al centro, purché non venisse messa in dubbio la sottomissione all’impero. Diciamo che era una libertà presidiata.
In parallelo alla storia ufficiale si svolgono quindi le strategie per tenere divisi gli italiani.
Tali strategie (il "Divide et impera") nella versione USA si esplicano solitamente nell’organizzazione di guerre civili, esplicite o latenti.
Se guardiamo in prospettiva la storia recente italiana, il "Divide et impera" nel secondo dopoguerra si è basato in Italia sul pericolo comunista, contrapposto a seconda dei casi ad una destra eversiva o ad un Chiesa reazionaria.
Con la caduta della monarchia nel 1948 l'Italia gradualmente si riprese.
La caduta del Fascismo ebbe degli aspetti rivoluzionari: tutta una tipologia di classe politica servile (ruffiani e yes-men) fu messa da parte e rimpiazzata da una classe politica dotata di contenuti morali. La nuova classe dirigente si era temprata nel disastro ed ebbe la statura politica e morale di fare scelte coraggiose, nell’interesse comune della popolazione prima che nell’interesse della classe politica.
Dalla caduta del fascismo nacque la Costituzione repubblicana, che in qualche modo tentava di far tesoro dell'esperienza (e degli errori) del fascismo.
Da qui cominciava uno dei periodi migliori: partiva la ricostruzione del paese, si sviluppavano industrie nel nord e partivano poderose migrazioni interne dal sud verso il nord per alimentare di manodopera a basso costo le industrie del nord.
Avvenne anche un fatto nuovo, la povertà del sud diventava un problema.
Al Nord era molto utile avere mano d'opera a basso prezzo proveniente dal Sud, ma ad un certo punto ci si rese conto che il sud sarebbe stato un paradiso per le industrie del nord se gli abitanti fossero stati dei bravi consumatori. In altre parole, si voleva una nazione di consumatori omogenea.
Disgraziatamente gli abitanti del sud non potevano spendere abbastanza per gli appetiti delle aziende del Nord. Questo era un problema. A questo problema fu trovato il nome di questione meridionale.
L’unità degli italiani
L'Italia era ancora composta di genti molto diverse, ma esse cominciavano a capirsi, grazie agli scambi migratori.
Negli anni '60 arrivò in tutta Italia la RAI (intesa come TV). E qui tutti cominciarono a capire l'italiano della RAI, a vedere Carosello, Lascia o raddoppia, Canzonissima, Sanremo e le partite della nazionale di calcio.
La RAI-TV cambiò la vita quotidiana delle persone e gradualmente assimilò al consumismo tutti gli italiani, fece sognare a tutti gli stessi simboli del cosiddetto benessere, li omologò sugli stessi miti e valori. In una decina di anni l'Italia diventava una nazione e l'unità d'Italia, quella sostanziale, del popolo che condivide sentimenti, emozioni, valori, era cosa fatta. Gli italiani si sentivano “a casa propria” più o meno da tutte le parti.
Gli eroi di questa unità, coloro che avevano fatto l'Italia e anche gli italiani, erano molti. Si chiamavano Claudio Villa, Raffaella Carrà, Pippo Baudo, Mike Bongiorno, Gianni Morandi, e poi Burgnich, Facchetti, Zoff e tanti altri. L'operazione della RAI aveva formato un diffuso sentire nazionale. Tutti gli italiani si sentivano fratelli, almeno in occasione dei mondiali di calcio.
Il paese era praticamente unificato, la RAI aveva fatto ciò che a Cavour non era riuscito (né gli interessava in realtà): creare un insieme di consumatori abbastanza omogeneo.
Nel frattempo il lavorio nascosto dell’Impero continuava. Il ’68 aveva sconvolto molti luoghi comuni. In quel periodo si erano creati degli strati sociali portatori di novità, che non da tutti erano visti favorevolmente.
L'economia italiana era cresciuta rapidamente ed il miglioramento del tenore di vita era percettibile. La mortalità infantile si era fortemente ridotta. La popolazione cresceva e all’interno di essa la classe media si era ampliata. L'analfabetismo era praticamente scomparso. Con circa un secolo di ritardo rispetto ai tempi ufficiali, l'Italia cominciava ad essere una nazione, con una lingua diffusamente parlata (o almeno capita) dalla Sicilia fino alle Alpi. La Rai TV era riuscita, oltre che a diffondere una lingua nazionale, a creare una certa attenzione verso i simboli nazionali, almeno in occasione di mondiali di calcio, olimpiadi e fenomeni analoghi.
In quegli anni si stava anche formando una crescita culturale, molto spesso egemonizzata dalla sinistra, con effetti ad essa favorevoli in occasione delle consultazioni elettorali.
La continua crescita del Partito Comunista Italiano sicuramente non era vista di buon occhio negli USA, che valutarono il passaggio a forme d'intervento più incisive, rispetto al precedente finanziamento della sinistra non comunista.
Da qui nascevano gli opposti estremismi e la strategia della tensione.
Iniziava così il kolossal degli anni di piombo, quando interi settori della società si muovevano come gruppi ordinati di marionette pilotate dai burattinai.
Definirei quegli anni come gli anni del golpe, un colpo di stato progressivo con cui fu tolto agli italiani quel poco di sovranità che avevano. In un turbinoso spettacolo di massa, un sanguinoso kolossal recitato nelle strade e nei palazzi, si fece in modo che il potere restasse nelle mani di chi non aveva più titolo a detenere quel potere. Il risultato finale di un golpe al rallentatore durato dieci anni, fu che alla fine degli anni ‘70 chi stava al potere riuscì miracolosamente a mantenerlo.
Non necessariamente un golpe deve essere rivoluzionario, anzi di solito è conservatore. Con tecniche analoghe a quelle di un prestigiatore si può dare la sensazione di un turbine di cambiamenti, mentre in realtà cambia ben poco, anzi il potere vero si rafforza.
Insomma, per la sinistra fu una sconfitta epocale, mentre la DC di Andreotti e Cossiga rimase in piedi.
La fase strategica della tensione “destra contro sinistra” durò per tutti gli anni '70. Negli anni ’80 però questa strategia era logora, non produceva più effetti.
Probabilmente era la fine degli anni '80 quando i padroni dell'Italia si resero conto che la strategia della tensione, il dividere gli italiani in destra e sinistra, sostenendo tutte e due le parti in modo che si combattessero come i capponi di Renzo, cominciava a fare acqua.
Il divide et impera aveva bisogno di nuove strade. Il tentativo di frammentare gli italiani su basi religiose non poteva funzionare, da millenni il papato unificava il popolo sotto la stessa religione.
L'altra strada era lavorare sulle etnie, ma l'Italia, da secoli paese di bastardi, era un tale miscuglio etnico che identificare razze era impossibile. Si poteva però lavorare sulla divisione nord-sud. Il paese era unificato da qualche decennio, l'operazione della RAI aveva formato un sentimento nazionale diffuso. Ma era qualcosa di recente. Si poteva disfare.
Nell’89 cadeva il Muro di Berlino e dalla caduta del comunismo e dalla frammentazione della Jugoslavia un’Italia unita, baluardo contro il comunismo, non era più necessaria. Il pericolo comunista ad est non c’era più. Adesso l’Impero USA si allargava ad est e l’Italia cuscinetto non serviva più.
L'avvio della dissoluzione dello stato italiano andava fatto a nord, dove c'erano già un certo numero di partitini razzisti e localisti che erano convinti di pagare troppe tasse verso il centro. Andavano aiutati.
Quando il più grosso di questi partiti andò in fallimento per una gestione economica alquanto traballante, arrivarono aiuti a pioggia, praticamente incondizionati. Anche se qualcuno fece capire che gli articoli di Libero contro gli USA dovevano smettere. E così fu.
Come ben spiegava Theodore Shackley nel suo "The third option" (La terza opzione), bisognava però avere due parti in conflitto tra di loro per mantenere il potere e fare business sul conflitto. Il contrasto del nord contro "Roma ladrona" non era sufficiente, bisognava prepararne uno più sostanzioso.
A questo scopo bisognava lavorare anche al sud, per spingere l'orgoglio meridionale contro l'arroganza del nord.
Furono acquisite un certo numero di piccole case editrici, le quali cominciarono a pubblicare libri di notevole qualità, ma sempre orientate a vedere il nemico nel nord e mai nelle banche, o nel mercato, o in paesi esteri.
E si arriva così ai giorni nostri.
Pian piano si è formata una "coscienza meridionale". E' costata molti soldi ma comincia a produrre effetti.
Siamo quasi pronti per la frammentazione dell'Italia, sullo stile di quanto già fatto in Jugoslavia. Senza nemmeno scomodare la religione.
***
Ma adesso bisogna fare i conti con la nostra storia, la storia d’Italia. In questi giorni, che dovrebbero celebrare i 150 anni di unità nazionale, si susseguono polemiche sulle origini di tale unità, tra i suoi sostenitori, che ne parlano come di un evento storico realizzato da grandi uomini, e tra i suoi detrattori, che evidenziano la ricchezza delle culture preesistenti all'unità e la pochezza dei cosiddetti "eroi". Nel loro complesso, i discorsi di una parte e dell'altra mi appaiono costituire una trappola, un meccanismo che spinge a scegliere una delle due parti ed a sostenere le sue ragioni, a schierarsi con una fazione invece che a ragionare.
Perché chi si schiera trascura un fatto sostanziale, che circa un secolo dopo le date ufficiali, oltre all'Italia (fittizia) furono fatti gli italiani, sui valori della Costituzione e su quelli del consumismo della RAI (mantenendo sempre sul fondo i valori cattolici, o forse più correttamente la loro variante democristiana). Chi volesse criticare l'Unità d'Italia da qui dovrebbe partire, e non dai vari Garibaldi, Mazzini, Cavour.
Si potrebbe discutere se uno stato nazionale basato su Pippo Baudo e Mike Bongiorno sia qualcosa di tutto sommato apprezzabile o qualcosa da distruggere ad ogni costo. Io sarei per la prima.
Per l'Italia dei Savoia ho più che altro che disprezzo, eppure tocca riconoscere che, anche grazie all’unità politica realizzata dai Savoia, alla fine l’unità della nazione era stata raggiunta.
Però, se insistiamo a discutere tra garibaldini ed antigaribaldini i conti con la nostra storia non li faremo mai e non diventeremo mai un popolo adulto.
Perché, oggi come ieri, qualcuno ha interesse a dividere gli italiani e li vuole frammentare per dominarli, anzi portarli al pascolo come un gregge di pecore. Oggi probabilmente è peggio, perché la finzione dello Stato italiano non serve più all’Impero.
Truman
L'articolo esplica la nostra storia, e la nostra condizione, in modo disarmante.
I toni sono forti, come piacciono a me! E quello che è successo in Italia, non è altro che la storia del mondo. Le analogie sono ovunque. Mettere i popoli gli uni contro gli altri, è la strategia più comune: li tiene occupati, e proietta la rabbia contro un nemico sbagliato e fittizio, mentre la "corporatocrazia" trae i suoi profitti. Parliamo di profitti di qualsiasi genere, non solo economici. I vantaggi sono dappertutto. E chi inizia ad aprire gli occhi, chi inizia a capire come gira il mondo, adesso vede tutto chiaro.
Per cui, questo giorno, altro non fa che sottolineare le demarcazioni, ricordare le privazioni e i soprusi. E chi crede nell'Unità dei popoli, non può festeggiare L'Unità d'Italia...
mercoledì 16 marzo 2011
"Lo scopo del lavoro è quello di guadagnarsi il tempo libero". E voi siete favorevoli o contrari?
Cari amici.... vi propono in questa uggiosa giornata del pazzo marzo, una simpatica e stimolante discussione, dai tratti filosofici. Tutto è nato quando Angela, qualche giorno fa pubblicò su FB una celebre frase di un illustre personaggio storico.
Cito testualmente:
Cito testualmente:
"Lo scopo del lavoro è quello di guadagnarsi il tempo libero. Aristotele E' la mia filosofia!!!"
Ebbene cari navigatori, non l'avesse mai fatto! E' iniziato tra noi un acceso botta e risposta, che mi ha fatto alquanto sorridere. E' bello che nel 2011 ci si arrovelli il cervello nell'interpretazione di una frase vecchia quasi quanto il mondo, e nel contempo quanto mai attuale!
Vi riporto qui di seguito, per filo e per segno, il nostro filosofeggiare, sperando di accendere il vostro interesse, e di ottenere qualche commento.
Angela: "Lo scopo del lavoro è quello di guadagnarsi il tempo libero. Aristotele E' la mia filosofia!!!"
Clavenus: "Non sono propriamente d'accordo"
Angela: "Io se non lavoro non mi sento di meritare lo svago, il divertimento, il tempo libero. Più che una convinzione è una CONDIZIONE DELLA MENTE la mia...tu per quale motivo non la sposi? Mi interessano le posizioni diverse dalla mia!"
Clavenus: "Nel mio mondo ideal... come direbbe Alice, il lavoro dovrebbe essere non qualcosa che ci pesa, ma al contrario uno stimolo continuo che ci dona soddisfazioni personali e voglia di andare avanti. Dovrebbe essere pesante ma piacevole, in mod...o che il tempo passi senza accorgersene. Dovrebbe far venir voglia di farlo ancora e ancora e ancora, perchè quello che stiamo facendo è la nostra passione. Ma nella società di oggi, è un sogno. Diciamo che, abbiamo ragione entrambe, nel senso che: è come dici tu, ma dovrebbe essere come dico io!"
Angela: "Secondo me non hai considerato una cosa...il fatto che il suo scopo sia quello di guadagnarsi il tempo libero non implica assolutamente che debba essere un lavoro che "pesa"!!! Il lavoro è il lavoro e il tempo libero è un'altra cosa e io credo nello scopo di cui sopra, sia che il lavoro in questione sia un lavoro che "pesa" quanto il lavoro fatto con passione!
Quando si è disoccupati, a volte non si ha voglia neanche di scendere per una pizza la sera, lo mio spirito è protratto a cercare un'impegno: è questo il senso della massima dell'amico Aris!!!..."
Quando si è disoccupati, a volte non si ha voglia neanche di scendere per una pizza la sera, lo mio spirito è protratto a cercare un'impegno: è questo il senso della massima dell'amico Aris!!!..."
Clavenus: "Bella questa discussione. Sono d'accordo con te sull'ultima risposta, ma allora la frase giusta dovrebbe essere: "Il lavoro ha lo scopo di far apprezzare il tempo libero". Nel senso che quando si è sempre di corsa e si ha tanto da fare, si ...apprezzano molto di più i momenti in cui si ha tempo di oziare, o semplicemente di pensare un pò a se stessi. Ma la mia interpretazione della massima è diversa. Aristotele pare ridurre la nostra vita a quel poco tempo libero. La sua frase è figlia del mondo che verrà dopo di lui. E' anacronistica, in quanto pienamente capitalista. Come un uomo che si alza al mattino e preparandosi per andare a lavoro pensa "Non vedo lora che venga sera, e che torno a casa da lavoro (lavora tutta la giornata per guadagnarsi pochissime ore di libertà)". E tutto il resto della giornata, dov è quell'uomo? Che fa? Sopravvive? Non esiste? La giornata di quell'uomo è proprio il suo lavoro, e il suo tempo libero, solo una piccola parte di esso. E se quell'uomo lavora un intero giorno solo per GUADAGNARSI quelle poche ore, questa è vita a metà! Nel mio mondo ideal, bisognerebbe alzarsi al mattino pensando "che bello sto andando a fare ciò che mi piace, ciò che amo e che mi stimola, il mio lavoro! Si apprezzerà ugualmente la sera che viene e il meritato riposo, ma anche tutta la giornata che si ha dinnanzi. Concludendo, non sono d'accordo con la massima perchè il tempo, il nostro tempo non dovrebbe mai essere merce di scambio, nè guadagno. Io non devo guadagnarlo il mio tempo, è già mio. E sta a noi, decidere se farci inglobare dal sistema che ci riduce a schiavi, diventando automi durante il giorno, aspettando la libertà, oppure vivere, VIVERE, andando via, creando il nostro angolo di paradiso, in un punto remoto del mondo, a goder in pace del nostro tempo!
Riassumendo, è il concetto di guadagno che cambia il senso a tutta la frase, e mi ferma dall'essere d'accordo con essa!"
Angela: "????????concetto di guadagno????????...stiamo uscendo fuori tema!
Secondo me la massima ha un senso un po' più "leggero". Il tuo discorso è intelligentissimo e lo condivido.
Ma non riesco a non apprezzare tale filosofia perchè ci vedo un
... "E' bello darsi da fare, avere progetti e lavorare in funzione di questi" in contrapposizione al continuo oziare della mia generazione che in attesa di terminare un corso di laurea, che fa durare 8-9 anni, va a ballare tutto il week end e a fare viaggetti coi soldi di papà!!!"
Secondo me la massima ha un senso un po' più "leggero". Il tuo discorso è intelligentissimo e lo condivido.
Ma non riesco a non apprezzare tale filosofia perchè ci vedo un
... "E' bello darsi da fare, avere progetti e lavorare in funzione di questi" in contrapposizione al continuo oziare della mia generazione che in attesa di terminare un corso di laurea, che fa durare 8-9 anni, va a ballare tutto il week end e a fare viaggetti coi soldi di papà!!!"
Clavenus: "La frase dice proprio "guadagnarsi"... "Lo scopo del lavoro è quello di guadagnarsi il tempo libero". Quindi non riesco a capire come il concetto di guadagno possa essere fuori tema. Cmq ribadisco ciò che ho già detto nell'ultimo commento, ...se dovessi dare una frase riassuntiva al tuo discorso sarebbe "Lo scopo del lavoro è quello di farci apprezzare il tempo libero". E su questa frase sono d'accordissimo! Continuo a rifiutare l'idea di dovermi guadagnare, il mio tempo libero. E' la parola che mi stizza. E come se noi dovessimo sempre qualcosa a qualcuno. Il tempo è nostro. Io scelgo di impiegare il mio tempo nel lavoro, e quel lavoro mi fa guadagnare soldi, che sono la più sporca espressione di materialità ai giorni nostri. E i soldi, non si possono tradurre con il tempo. Lavoro e guadagno soldi. Ma il tempo resterà sempre mio, non di qualcun altro, da cui devo guadagnarmene una parte, ovvero "il tempo libero". Libero da cosa, da chi? Dagli impegni, dal lavoro, dai soldi? Quando il tempo è libero? Quanto il tempo è libero? Forse dovremmo chiederci qual è il significato di libertà del tempo!"
E dunque amici... penserete che la pazzia ci domini! Avrete notato che la discussione sta viaggiando oltre i confini consoni ai nosti tempi! Ma questo ritrovarsi a chiacchierar, m'è così dolce!
Bando alle ciance! Le scommesse sono aperte! Chi avrà la meglio nella discussione? Chi avrà il maggior numero di commenti a suo favore? Vi raccomando ragazzi, siamo nelle vostre mani!
martedì 8 marzo 2011
8 Marzo
Le origini della festa dell'8 Marzo risalgono al 1908, quando le operaie dell'industria tessile Cotton di New York, scioperarono per protestare contro le terribili condizioni in cui erano costrette a lavorare. Lo sciopero si protrasse per alcuni giorni, ma l'8 marzo il proprietario Mr. Johnson, bloccò tutte le porte della fabbrica per impedire alle operaie di uscire.
Scoppiò un incendio e le 129 operaie prigioniere all'interno morirono arse dalle fiamme.
In ricordo di questa tragedia, Rosa Luxemburg propose questa data come una giornata di lotta internazionale, a favore delle donne....
Scoppiò un incendio e le 129 operaie prigioniere all'interno morirono arse dalle fiamme.
Tra loro vi erano molte immigrate, tra cui anche delle italiane, donne che cercavano di affrancarsi dalla miseria con il lavoro.
In ricordo di questa tragedia, Rosa Luxemburg propose questa data come una giornata di lotta internazionale, a favore delle donne....
A tutte le donne che la sera dell' 8 marzo, ogni anno, vanno in giro a festeggiare, a tutte quelle che vanno a guardare streaptease di uomini extra palestrati/dopati e stralucidati, a tutte le donne che escono in gruppi da 10 e cercano uomini da adescare, a quelle a cui piace mettere il culo da fuori e rifarsi le tette per sentirsi più donne.... a tutte voi io dico: non siete donne... sarete anche femmine (forse), ma questo giorno, di sicuro, non è la vostra festa.
A tutte le donne che lottano ogni giorno per i propri diritti, per le proprie libertà, e per gli affetti. A tutte quelle che avrebbero bisogno di una giornata di 48 ore per essere brave mamme, brave mogli, brave amiche, brave amanti, brave lavoratrici, brave e belle, brave e basta, a tutte quelle meravigliose donne che sono prive di esprimere se stesse, a tutte quelle che hanno sofferto e che soffrono, e nonostante tutto si rialzano in piedi e sono più forti di prima, a quelle che le palle ce le hanno più rotonde degli uomini, a quelle a cui non serve mettere il culo da fuori, e le loro tette gli vanno bene così, perchè il loro essere donna lo percepisci lontano un miglio, a quelle piccole donne che diventeranno grandi nella maniera giusta, e a quelle che, le mimose preferiscono lasciarle sugli alberi perchè possano colorare un pò il mondo, piuttosto che guardarle morire tra 4 mura di cemento, a queste donne, io faccio un lieto omaggio, e tanti, tanti, tantissimi commossi auguri, perchè ne avete bisogno, per continuare le vostre battaglie quotidiane, e conservare la vostra autenticità. E dico grazie, perchè senza di voi l'Italia sarebbe un covo di manichini di gomma e surrogati, programmati a guardare "Grande Gratello" e "Uomini e donne". E invece la vostra presenza, seppur in percentuale bassissima, tiene alta la bandiera, e fa sentir fiere di poter dire "Io sono donna".
lunedì 28 febbraio 2011
Matrix
Morpheus: “Immagino che in questo momento ti sentirai un po' come Alice che ruzzola nella tana del Bianconiglio”
Neo: “L'esempio calza.”
Morpheus: “Lo leggo nei tuoi occhi: hai lo sguardo di un uomo che accetta quello che vede solo perché aspetta di risvegliarsi. E curiosamente non sei lontano dalla verità. Tu credi nel destino, Neo?”
Neo: “No.”
Morpheus: “Perché no?”
Neo: “Perché non piace l'idea di non poter gestire la mia vita.”
Morpheus: “Capisco perfettamente ciò che intendi. Adesso ti dico perché sei qui. Sei qui perché intuisci qualcosa che non riesci a spiegarti. Senti solo che c'è. È tutta la vita che hai la sensazione che ci sia qualcosa che non quadra nel mondo. Non sai bene di che si tratta, ma l'avverti. È un chiodo fisso nel cervello, da diventarci matto. È questa sensazione che ti ha portato da me. Tu sai di cosa sto parlando..”
Neo: “Di Matrix”
Morpheus: “Ti interessa sapere di che si tratta, che cos'è? Matrix è ovunque, è intorno a noi, anche adesso nella stanza in cui siamo. È quello che vedi quando ti affacci alla finestra o quando accendi il televisore. L'avverti quando vai al lavoro, quando vai in chiesa, quando paghi le tasse. È il mondo che ti è stato messo dinanzi agli occhi, per nasconderti la verità.”
Neo: “Quale verità?“
Morpheus: “Che tu sei uno schiavo. Come tutti gli altri sei nato in catene, sei nato in una prigione che non ha sbarre, che non ha mura, che non ha odore, una prigione per la tua mente. Nessuno di noi è in grado purtroppo di descrivere Matrix agli altri. Dovrai scoprire con i tuoi occhi che cos'è. È la tua ultima occasione: se rinunci, non ne avrai altre. Pillola azzurra: fine della storia. Domani ti sveglierai in camera tua e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa: resti nel paese delle meraviglie e vedrai quanto è profonda la tana del Bianconiglio. Ti sto offrendo solo la verità, ricordalo. Niente di più. “
....
Morpheus: “Hai mai fatto un sogno tanto realistico da sembrarti vero? E se da una sogno così non ti potessi più svegliare, come potresti distinguere il mondo dei sogni da quello della realtà?”
Neo: “L'esempio calza.”
Morpheus: “Lo leggo nei tuoi occhi: hai lo sguardo di un uomo che accetta quello che vede solo perché aspetta di risvegliarsi. E curiosamente non sei lontano dalla verità. Tu credi nel destino, Neo?”
Neo: “No.”
Morpheus: “Perché no?”
Neo: “Perché non piace l'idea di non poter gestire la mia vita.”
Morpheus: “Capisco perfettamente ciò che intendi. Adesso ti dico perché sei qui. Sei qui perché intuisci qualcosa che non riesci a spiegarti. Senti solo che c'è. È tutta la vita che hai la sensazione che ci sia qualcosa che non quadra nel mondo. Non sai bene di che si tratta, ma l'avverti. È un chiodo fisso nel cervello, da diventarci matto. È questa sensazione che ti ha portato da me. Tu sai di cosa sto parlando..”
Neo: “Di Matrix”
Morpheus: “Ti interessa sapere di che si tratta, che cos'è? Matrix è ovunque, è intorno a noi, anche adesso nella stanza in cui siamo. È quello che vedi quando ti affacci alla finestra o quando accendi il televisore. L'avverti quando vai al lavoro, quando vai in chiesa, quando paghi le tasse. È il mondo che ti è stato messo dinanzi agli occhi, per nasconderti la verità.”
Neo: “Quale verità?“
Morpheus: “Che tu sei uno schiavo. Come tutti gli altri sei nato in catene, sei nato in una prigione che non ha sbarre, che non ha mura, che non ha odore, una prigione per la tua mente. Nessuno di noi è in grado purtroppo di descrivere Matrix agli altri. Dovrai scoprire con i tuoi occhi che cos'è. È la tua ultima occasione: se rinunci, non ne avrai altre. Pillola azzurra: fine della storia. Domani ti sveglierai in camera tua e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa: resti nel paese delle meraviglie e vedrai quanto è profonda la tana del Bianconiglio. Ti sto offrendo solo la verità, ricordalo. Niente di più. “
....
Morpheus: “Hai mai fatto un sogno tanto realistico da sembrarti vero? E se da una sogno così non ti potessi più svegliare, come potresti distinguere il mondo dei sogni da quello della realtà?”
Perchè i vegani dicono no al latte?
Si apre un nuovo capitolo di discussione. In un post precedente ho esposto concisamente, i motivi che spingono i vegani a non mangiare uova. Direi che non risulta poi così difficile capirli, se avete guardato il video. Ora invece vi esporrò le ragioni che li tengono lontani dal latte. Le informazioni che troverete qui di seguito provengono dal sito www.vegfacile.info, che offre sostegno a tutti colori che hanno deciso, o stanno pensando di diventare vegani. Vi consiglio di dare un'occhiata. Ricordiamo che compiere tale scelta, non è mai facile, per se stessi e per le persone che ci stanno accanto. Avere dei punti di riferimento che ci guidano verso questo nuovo stile di vita può essere di grande aiuto.
Perchè dire NO al latte.
Il caglio non è altro che una parte dello stomaco dei vitellini, capretti, e agnellini, detta "abomaso", che viene macerata e utilizzata come coagulante, nella realizzazione dei latticini. Quindi a tutti i vegetariani, consiglio di acquistare formaggi e latticini in generale fatti con caglio vegetale. Su internet troverete diverse liste di marche che commercializzano prodotti del genere.
Perchè dire NO al latte.
"Molti credono che gia' con la scelta latto-ovo-vegetariana non si uccidano animali per mangiare, e che la scelta di non consumare nemmeno i loro prodotti ottenuti "senza uccidere" sia un "di piu'", magari lecito e ammirabile, ma comunque un "di piu'". Invece, non e' cosi'. Latte e uova (e anche miele) non si possono materialmente ottenere senza uccidere animali. E' per questo che chi decide di fare la scelta vegetariana per salvare gli animali, una volta informatosi meglio, si rende conto che deve fare la scelta vegan, ciascuno coi suoi tempi e modi, ma la conclusione rimane quella.
Dicono che il latte "fa bene alle ossa". Ma chi lo dice dovrebbe informarsi meglio...
Il latte è un usuraio della peggior specie, quegli usurai che vi fanno un prestito ma poi, se non gli ridate tutto con gli interessi impossibili, vi mandano picchiatori a spaccarvi le ossa.
Il latte contiene calcio, utile alle ossa, e per questo viene consigliato, ampiamente consigliato, per l'osteoporosi. Ma contiene anche proteine animali, acide, che, per essere smaltite, consumano calcio.
Come un usuraio, il latte presta un po' di calcio, ma alla fine, ne consuma più di quello che dà. Le proteine del latte, sommate a quelle provenienti da carne e pesce, costringono l'organismo a sottrarre calcio all'osso per poter provvedere al loro smaltimento.
In generale, nelle popolazioni che consumano molto latte l'incidenza di osteoporosi è maggiore, mentre è rara nei paesi dove non si beve latte. É noto che tra gli esquimesi, che assumono oltre 2.000 mg di calcio al giorno, l'osteoporosi dilaga.
E, sempre come un usuraio, il latte alla fine, ti spezza le ossa. Vari studi, tra i quali l'Harvard Nurses' Health Study, che ha seguito clinicamente oltre 75.000 donne per dodici anni, mostrano che l'aumentato consumo di latticini è associato con un rischio di fratture più elevato.
Il latte, dunque, è si' l'alimento ideale, ma solo per il lattante, e solo il latte umano! Di seguito sono elencati alcuni problemi correlati al consumo di latte in adulti e bambini.
- Carenza di ferro: il latte ha un bassissimo contenuto di ferro (0.2 mg/100 mg di latte), e per riuscire a raggiungere la dose di ferro raccomandata di 15 mg al giorno, un bambino dovrebbe bere 7.5 litri di latte. In aggiunta, il latte è responsabile di perdite di sangue dal tratto intestinale, che contribuiscono a ridurre i depositi di ferro dell'organismo.
- Diabete Mellito: su 142 bambini diabetici presi in esame in uno studio, il 100% presentava nel sangue livelli elevati di un anticorpo contro una proteina del latte vaccino. Si ritiene che questi anticorpi siano gli stessi che distruggono anche le cellule pancreatiche produttrici di insulina.
- Calcio: la verdura a foglia verde, come la cicoria, la rucola, il radicchio e la bieta, è una fonte di calcio altrettanto valida, se non addirittura migliore, del latte.
- Contenuto di grassi: ad eccezione del latte scremato, il latte e i prodotti di sua derivazione sono ricchi di grassi saturi e colesterolo, che favoriscono l'insorgenza di arteriosclerosi.
- Contaminanti: il latte viene frequentemente contaminato con antibiotici, ormoni della crescita, oltre che con gli erbicidi e i pesticidi veicolati dal foraggio. Inoltre i trattamenti di sterilizzazione permettono in realtà la sopravvivenza nel latte di germi, e la Direttiva Europea 92/46/CE stabilisce un limite non superiore ai 100 mila germi per mL. La stessa Direttiva ammette anche un contenuto non superiore a 400 mila per mL di "cellule somatiche", il cui nome comune è "pus".
- Lattosio: molti soggetti di razza asiatica o africana sono incapaci di digerire lo zucchero del latte, il lattosio, con conseguenti coliche addominali, gas e diarrea. Il lattosio, poi, se viene digerito, libera il galattosio, un monosaccaride che è stato messo in relazione con il tumore dell'ovaio.
- Allergie: il latte è uno dei maggiori responsabili di allergie alimentari: durante la sua digestione, vengono rilasciati oltre 100 antigeni (sostanze che innescano le allergie). Spesso i sintomi sono subdoli e non vengono attribuiti direttamente al consumo di latte, ma molte persone affette da asma, rinite allergica, artrite reumatoide, migliorano smettendo di assumere latticini.
- Coliche del lattante: le proteine del latte causano coliche addominali, un problema che affligge un lattante su cinque, perché se la madre assume latticini, le proteine del latte vaccino passano nel latte materno. In 1/3 dei lattanti al seno affetti da coliche, i sintomi sono scomparsi dopo che la madre ha smesso di assumere questi cibi." www.vegfacile.info
Il caglio non è altro che una parte dello stomaco dei vitellini, capretti, e agnellini, detta "abomaso", che viene macerata e utilizzata come coagulante, nella realizzazione dei latticini. Quindi a tutti i vegetariani, consiglio di acquistare formaggi e latticini in generale fatti con caglio vegetale. Su internet troverete diverse liste di marche che commercializzano prodotti del genere.
Perle di saggezza
"La grandezza di una nazione ed il suo progresso morale si possono giudicare dal modo in cui essa tratta gli animali."
Mahatma Gandhi.
Mahatma Gandhi.
Alimentazione naturale - Frugivoro
http://www.ben-essere.net/index.asp?c_articolo=24
Cancro e alimentazione
Il ruolo dei nutrienti contenuti nella carne. Carne sostanza incompatibile con la natura umana. La carne: i danni del singolo, della collettività, dell'ecosistema. Più carne, meno salute
Cancro ed alimentazione: il ruolo dei nutrienti contenuti nella carne
Dr.ssa Luciana Baroni, spec. in neurologia, geriatria e gerontologia. Dirigente Medico
Premessa
Il cancro è la malattia più diffusa nelle società ricche dopo le malattie cardiovascolari; è responsabile in Italia di oltre il 25% delle morti, la metà delle quali è causata da tumore della mammella, del colon, della prostata e del polmone. Secondo il National Cancer Institute (USA), l'80% di tutte le forme tumorali sono dovute a fattori ben identificabili e come tali sono potenzialmente prevenibili. Per i tumori più diffusi è stato accertato un forte legame con il tipo di alimentazione.
In una analisi aggiornata basata su recenti e crescenti evidenze epidemiologiche, il prof. Willett stima che in media circa il 32% dei tumori riconosca una causa alimentare. Nel caso dei tumori più diffusi, le percentuali risultano ben superiori: prostata: 75%; colon-retto: 70%; mammella: 50%; pancreas: 50%.
Le Linee Guida per la prevenzione dei Tumori degli USA, redatte dal World Cancer Research Fund/American Institute for Cancer Research nel 1997 indicano l'aderenza ad una dieta ricca di fibre e povera di grassi, che includa vari tipi di frutta, verdura, cereali integrali e legumi, come migliore strategia per la prevenzione del cancro. Riguardo alla carne sanciscono espressamente espressamente:
* Carne: se assunta, limitare il consumo di carne rossa a meno di 80 gr. al dì. E' preferibile l'assunzione di pesce, pollame ed altra carne.
* Grassi ed olii totali: limitare il consumo di cibi grassi, particolarmente quelli di origine animale (derivati dalla carne, latte ed uova, NdR)
* Sale: limitare il consumo di cibi salati e l'uso di sale per cucinare ed in tavola (i cibi animali conservati, es. gli insaccati, contengono elevate quantità di sale, NdR).
* Preparazione di cibi: consumare solo occasionalmente carne e pesce alla griglia e carni affumicate.
1 - Contaminanti
La carne può contenere sostanze mutagene che possono contaminare il cibo nel corso di tutti gli stadi del processo di produzione: sono essenzialmente pesticidi, additivi, o materiali utilizzati nel corso del confezionamento. Le carni cotte con metodi domestici ad elevate temperature (carne, pollame e pesce) possono produrre delle sostanze genotossiche, denominate amine eterocicliche (HAAs); queste sostanze sono responsabili della formazione di DNA-adducts, che sono stati associati con un aumentato rischio di tumori del colon, del pancreas, della mammella, della prostata e delle vie urinarie. Si tratta di composti i cui metaboliti si accumulano in diversi tessuti dell'organismo, ritrovandosi anche nel latte e nelle urine, e che agiscono come carcinogeni a più livelli, interagendo con meccanismi ancora controversi con i fattori genetici.
2 - Macronutrienti
Alcuni macronutrienti contenuti nella carne sono riconosciuti fattori di rischio per il cancro.
2.1.Grassi animali: Una delle associazioni più studiate in epidemiologia è quella tra grassi nella dieta e cancro, particolarmente tra grassi di origine animale, derivati da carne e latticini, e cancro della mammella in epoca post-menopausale. Sono inoltre state descritte associazioni con il cancro della mammella in epoca premenopausale, del colon, della prostata, dell'ovaio, dell'endometrio, del pancreas. Studi sui flussi migratori, studi di popolazione e dati sull'animale supportano un effetto carcinogeno dei grassi della dieta. Nel 1997, il World Cancer Research Found e l'American Institute for Cancer Research concludevano che "Le diete ad elevato contenuto di grassi saturi possono aumentare il rischio di k mammario... Le diete ad elevato contenuto di grassi vegetali o polinsaturi non appaiono influenzare questo rischio... e le diete ricche in acidi grassi monoinsaturi non hanno alcuna relazione con il rischio di k mammario" e sulla base di queste osservazioni redigevano le Linee Guida già citate.
Tuttavia gli studi più recenti, soprattutto longitudinali, non sono tutti concordi sull'esistenza di un'associazione tra grassi della dieta (totali e saturi) e cancro in varie sedi. Recentemente è stata proposta l'ipotesi che problemi di tipo metodologico (soprattutto i questionari di autovalutazione della dieta) non siano adeguati per permettere di evidenziare questa correlazione.
2.2.Proteine: Esistono pochi studi che indentificano un ruolo delle Proteine (animali) sul rischio di cancro di mammella, rene, laringe, colon distinto da quello dell'assunzione di carne. L'effetto favorente la carcinogenesi sarebbe mediato da un'alterazione dell'asse IGF (Insulin-like Growth Factor, un potente fattore carcinogeno prodotto dall'organismo). Per il solo cancro del colon, la trasformazione ad opera dei batteri intestinali delle proteine della dieta in vari composti (ammonio, fenoli, indoli, amine) ad effetto genotossico, potrebbe costituire un ulteriore fattore di rischio. In volontari sani, l'assunzione di carne in dosi crescenti ha comportato la produzione di composti azotati in quantità anch'essa crescente, oltre ad un rallentamento del transito intestinale con conseguente prolungata esposizione della mucosa intestinale a queste sostanze tossiche.
2.3.Sale: Un eccesso di sale nella dieta e di cibi conservati con sale è associato con il cancro dello stomaco. Le diete ad elevato contenuto di sale potrebbero aumentare l'effetto carcinogeno dell'infezione da HP.
La carne è inoltre parzialmente o totalmente priva di tutte quelle sostanze a riconosciuto effetto protettivo nei confronti del cancro (Vitamina A, C, E, folati, sostanze fitochimiche), e che sono contenute nei cibi di origine vegetale. Incentivare -anziché limitare- il consumo di carne significa penalizzare l'assunzione di cibi vegetali ricchi di queste sostanze protettive, al punto che secondo alcuni Autori il cancro deriverebbe proprio dalla carenza nell'alimentazione di queste sostanze, metabolicamente necessarie e quindi da considerare come "nutrienti essenziali".
Carne, sostanza incompatibile con la natura umana
Dr. Chim. Mauro Damiani, presidente Associazione Scienza della Salute
La carne non è un cibo idoneo per l'uomo: su quest'asserzione non ci sono ormai più dubbi, una copiosa letteratura l'attesta e lo documenta. In subordine è quantomeno ampiamente provato che non è indispensabile per la salute dell'uomo. Il completo controllo dei poteri industriali sui mezzi d'informazione impedisce che queste importanti conoscenze siano di dominio pubblico, ma, nonostante tutto, il processo di diffusione su mezzi alternativi è incominciato e si ritiene che sia ormai inarrestabile.
La dannosità della carne non dipende soltanto dalla somma di sostanze chimiche, spesso di sintesi, aggiunte ai mangimi nella moderna pratica d'allevamento industriale: antibiotici, tireostatici, betabloccanti, estrogeni, sali di zinco, vaccini, anemizzanti, che sono somministrati agli animali stabulati anche per preservarli dalle malattie che li colpirebbero a causa delle innaturali condizioni in cui sono tenuti. Questo fatto con certezza contribuisce ad aumentarne la dannosità, ma anche la carne d'animali allevati nelle migliori condizioni possibili è nociva. La ragione fondamentale di questa nocività va ricercata con l'aiuto di due importanti branche della scienza, l'Anatomia Comparata e la Fisiologia Comparata. Ovviamente la descrizione dettagliata dei fenomeni esula dallo spazio di un breve articolo, per questa rimandiamo alla letteratura specifica.
L'anatomia comparata, in sintesi afferma che:
1.Gli animali carnivori hanno un intestino molto breve, circa 3-4 volte la lunghezza del tronco.
2.Gli animali erbivori hanno un intestino molto lungo, circa 20-22 volte la lunghezza del tronco.
3.Gli animali frugivoro-fruttariani, tra cui l'uomo e quasi tutto l'ordine dei primati, hanno un intestino di lunghezza intermedia circa 10-12 volte la lunghezza del tronco
La ragione di questa diversa lunghezza si comprende facilmente prendendo in considerazione i diversi cibi specie-specifici:
* Le proteine della carne, nelle condizioni di temperatura del tratto digestivo, sono soggette a processi putrefattivi con sviluppo di sostanze tossiche che è bene che non siano assorbite, ed è per questo motivo che i carnivori hanno un intestino breve, che permette di ridurre il tempo di permanenza all'interno del corpo ed il conseguente rischio d'assorbimento delle tossine della putrefazione.
* Gli animali erbivori, dovendo provvedere al laborioso processo di demolizione della lunga catena della cellulosa fino al glucosio, devono avere un intestino molto lungo che permette un maggiore tempo di permanenza all'interno del corpo.
* Gli animali frugivoro-fruttariani, che non hanno quest'ultima necessità, hanno un intestino di lunghezza intermedia, ma tale in ogni modo da permettere l'assorbimento delle tossine di putrefazione della carne, da qui la ragione fondamentale della dannosità per loro della carne.
Quanto alla Fisiologia Comparata, il chimismo delle nucleoproteine è una delle tante prove che l'uomo non è un animale adatto per natura a nutrirsi di proteine animali; le nucleoproteine sono le proteine che costituiscono il nucleo d'ogni cellula, tra loro si annoverano gli acidi nucleici e le proteine basiche; gli acidi nucleici sono formati dall'unione di 4 (o 5) "nucleotidi". Ogni nucleotide è costituito da una base azotata unita ad uno zucchero esterificato con acido fosforico.
Le nucleoproteine vegetali contengono basi azotate prevalentemente del gruppo pirimidinico (timina, citosina, metilcitosina, uracile); il loro metabolismo, basato su processi ossidativi, dà, come prodotto finale urea, eliminata normalmente dall'uomo con l'urina.
Le nucleoproteine animali, contengono invece prevalentemente basi azotate del gruppo purinico ("purine": adenina, ipoxantina, xantina, guanina); queste basi danno come prodotto finale, acido urico. Nei carnivori tale acido è trasformato, mediante un particolare enzima, di cui sono provvisti (detto "uricasi"), dapprima in allantoina e poi per idrolisi in urea e quindi, come tale, eliminato.
Nell'uomo e nelle scimmie antropomorfe (che non possiedono il suddetto enzima) l'acido urico proveniente dall'uso alimentare della carne si combina con il sodio e si deposita soprattutto nelle articolazioni, sotto forma di urato di sodio, provocando dolori, tumefazioni, e deformazioni (gotta). Sintomi tipici della sindrome uricemica, che invece è del tutto assente nei carnivori.
Nell'uomo evidentemente la capacità uropoietica del fegato, in altre parole la capacità di quest'organo di fabbricare urea, è insufficiente a smaltire il carico derivante da consistenti quantità di proteine animali ed il processo uropoietico si ferma a metà, cioè all'acido urico.
Quelle indicate sono soltanto alcune delle principali prove della dannosità della carne, chi volesse approfondire l'argomento ha a disposizione una sterminata letteratura, del pari sterminata è però la letteratura in favore dell'uso della carne e che sostiene addirittura la sua indispensabilità per la salute umana; gli enormi interessi, non solo economici, connessi con l'uso alimentare della carne hanno addirittura permesso alla seconda di prevalere nell'accezione comune.
La ragione di questa prevalenza è abbastanza ovvia: l'enorme potere che il sistema industriale ha su tutti i mezzi di comunicazione, per quanto riguarda la letteratura scientifica, è ancora più forte. Come si sa le riviste scientifiche sono di solito pubblicate da Università od Accademie, organizzazioni alla continua ricerca di finanziamenti. L'industria chimica nelle sue varie branche (prodotti per l'agricoltura, farmaceutica, alimentare ecc.) provvede ampiamente alla bisogna finanziando ben determinati progetti di ricerca, quelli di proprio interesse.
La logica conseguenza è che in primo luogo non trovano finanziamento i progetti di ricerca che puntano a chiarire eventuali dannosità della carne, ed in secondo luogo che ben difficilmente sono pubblicati lavori di ricercatori indipendenti, soprattutto quando i risultati ledono gli interessi industriali. In sintesi sono senz'altro questi i motivi per cui gli articoli favorevoli all'uso della carne sono prevalenti.
Tuttavia il peso dell'argomento, la natura stessa delle cose, ha il suo effetto e nonostante tutti gli ostacoli si assiste ad un fiorire di articoli critici sulla salubrità dell'uso della carne. Nell'eventuale azione giudiziaria che come Forum Vegetariano ci proponiamo di intentare i periti nominati dal giudice si troveranno davanti ad un panorama di questo tipo.
Due fatti nuovi degli ultimi venti anni però, avranno, a mio parere, un ruolo importante nell'aumentare il peso della nostra posizione. Non si tratta in questo caso di articoli di personalità anche rilevanti ma, bensì, del parere di due grandi organizzazioni entrambe Americane, del Paese cioè che è stato il principale attore dell'enfasi sul consumo di carne nel secolo ventesimo:
1.Nel 1985 si è costituito negli USA il P. C. R. M. (PHYSICIANS COMITTEE for RESPONSIBLE MEDICINE), un "Comitato di Medici per la Medicina Responsabile", a cui aderiscono più di cinquemila medici e scienziati. Questa organizzazione ha raggiunto un'importanza notevole, svolgendo una funzione di informazione e pressione, anche con denunce penali, su tutti gli organismi statali competenti sull'argomento. Il PCRM ha ovviamente preso una posizione fermamente contraria all'uso della carne.
2.Particolarmente efficace è stata l'azione del PCRM sul Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti (USDA), l'organismo che dal 1916 pubblica periodicamente un documento ufficiale intitolato "Dietary Guidelines for Americans" (Linee Guida Dietetiche per gli Americani"). Orbene, nell'edizione del 1996 di queste Linee Guida si riconosce finalmente che la dieta vegetariana non solo non ha nessuna controindicazione ma che è addirittura una valida via per la salute. E' grazie agli sforzi del PCRM ed a questa pubblicazione del 1996 che negli USA si assiste finalmente ad un'inversione di tendenza nella continua crescita della mortalità per malattie cardiocircolatorie.
Io spero vivamente che questi fatti opportunamente illustrati al giudice, dato che ben difficilmente possiamo sperare di vincere la causa, possano almeno fornirgli le prove che sull'argomento la posizione degli scienziati non è univoca, che si assiste cioè ad un classico caso di divaricazione delle opinioni. Ciò sarebbe di enorme importanza per la nostra causa, perché è la strada per dotarci dell'unica arma che al momento ci manca. Se il giudice, vista la divisione della scienza sull'argomento, ci accordasse una sorta di "par condicio", se in altre parole in ogni dibattito sui media sul tema alimentare fosse obbligatoria la presenza della parte contraria all'uso della carne si avrebbero finalmente i presupposti per un'effettiva diffusione della corretta informazione alimentare.
La carne: i danni del singolo, della collettivita', dell'ecosistema
Prof. Bruno Fedi, primario patologo, ex docente all'Università la Sapienza di Roma
Che "la carne fa male" è vero. Lo dimostra l'epidemiologia, che mette in evidenza come la longevità sia statisticamente e significativamente più alta nei vegetariani. Lo dimostra la patologia: i vegetariani si ammalano di cancro (in modo statisticamente significativo) meno degli onnivori. Lo stesso avviene per l'arteriosclerosi nelle sue varie forme: infarto, stroke, ipertensione. Lo dimostra anche la patologia minore: stipsi e varici sono pressoché assenti nei vegetariani. Inoltre mentre un tempo si accusava la dieta vegetariana di essere "carente" di alcuni elementi fondamentali, oggi è stanno emergendo le conseguenze delle carenze della dieta carnea. Si può ignorare l'evidenza ma non si può negarla.
Nella carne esistono altri fattori morbigeni indiretti: sono i fattori tossici e mutageni di provenienza agricola (2.000.000 di quintali di erbicidi, pesticidi, antigrittogamici e quant'altro distribuiti in agricoltura ogni anno in Italia). Questi fattori vengono concentrati nelle carni degli animali ed i loro effetti, anziché sommarsi si moltiplicano! Le carni alimentari contengono, inoltre, i residui ormonali impiegati negli allevamenti (ricordate il recente caso delle neonate a cui è cresciuto il seno, a Milano). Come se non bastasse, si trovano nelle carni i resti di antibiotici che contribuiscono a creare il fenomeno dell'antibiotico resistenza, anche in coloro che, prudentemente o casualmente, non hanno mai fatto uso di antibiotici. Per finire, l'uso di farine animali nell'alimentazione di altri animali destinati al macello ha portato alla BSE: ciò nonostante l'uso delle carni alimentari non si è ridotto (83 kg/pro capite, per l'anno, in Europa).
Dunque la carne fa male: concretamente, fa male, anche se teoricamente può non farlo, perché non è applicabile alla carne il concetto biologico di veleno. Questo fatto provoca enormi difficoltà pratiche. Una via per superarle, può essere quella giuridica, ma è percorribile? Debbono dircelo i giuristi. Tutto dipende dalla quantità, qualità e durata dell'alimentazione carnea. Ad un non giurista sembrerebbe sufficiente, per effettuare un grande passo in avanti, la proibizione a forzare il consumo di carne attraverso la pioggia di convegni, interviste a Nutrizionisti, rubriche di cucina, trasmissioni pseudo-folkloristiche che diffondono in modo subdolo il concetto errato che la carne fa bene. Sta a noi effettuare convegni etici, scientifici, giuridici che provochino un cambiamento della base culturale. Ed è questo che stiamo facendo.
Abbiamo creato una nuova cultura, realizzato un processo scientifico, ma dobbiamo fare un ulteriore passo: tradurre il tutto in termici giuridico-politici. In questi termini, la scelta vegetariana è una scelta antiviolenta, antimercantile, contraria al liberismo anarcoide e perfino al concetto classico di proprietà. Ma la base di tutto questo è scientifica. Il fatto fondamentale è aver dimostrato che la carne è un fattore morbigeno e che i danni prodotti da questa sono maggiori di quelli prodotti da moltissimi altri inquinanti.
Non si può trascurare il fatto che l'uso della carne serva a consolidare una società i cui principi sono la violenza, l'edonismo, lo sfruttamento dei più deboli. Una società sostanzialmente pagana, godereccia ed amorale, che considera solo l'aspetto economico immediato ed apparente dei problemi. Una società che fa ammalare per poter poi curare. Contro questa cultura dobbiamo politicamente proporre un modello nuovo di società e di vita.
Dobbiamo puntare sulla prevenzione. Poiché l'85% dei tumori è di origine ambientale è evidente che la sola riduzione del consumo di carne od il solo aumento del consumo di frutta o di vegetali in genere, sarebbe sufficiente a ridurre molte malattie e cambierebbe la società. Invece di parlare di qualità e di sicurezza dei singoli alimenti, come fa la società attuale, dobbiamo parlare di qualità e di sicurezza globali. Chi fa la scelta vegetariana, sceglie di essere, non di avere. Molto spesso sceglie, molto più concretamente, di continuare ad essere, anziché di non essere più.
Piu' carne, meno salute
Dott.ssa Leila Nicoletti, biologa, docente liceo classico, segretaria AVA
Per "carne" s'intende "un alimento costituito dal tessuto muscolare di vari animali (con l'esclusione della carne di pesce), ricco di proteine, ferro, ecc." (1). In realtà, in questa definizione si dovrebbe includere la carne di pesce, in quanto alimento proveniente da animali, vertebrati o invertebrati, acquatici (pesci, balene, rane, molluschi, crostacei, ecc).
Dal punto di vista nutrizionale, in 100 grammi di carne troviamo: 75% di acqua; 18% di proteine, contenenti amminoacidi, di cui uno soltanto, attualmente, è ritenuto essenziale (la treonina); sostanze azotate non proteiche (glutatione, creatinina, purine, ecc.); 3% di lipidi di deposito e strutturali, costituiti da acidi grassi saturi; 0,90% di glucidi (glicogeno); 0,10% di vitamine (soprattutto niacina, riboflavina, tiamina e B12) e tracce di elementi inorganici, in particolare: K, Na, Mg e Fe (in maggior misura), e Ca, Zn, Al, Cu, Mn in piccole quantità. (2)
Secondo gli ultimi dati ISTAT, in Italia si consumano 80 Kg pro capite all'anno di carni. Questo dato è allarmante, se si considera la crescita esponenziale dei vegetariani, soprattutto nelle grandi città, che ne abbassano la media.
Tutte le carni non sono adatte all'alimentazione umana, perché:
1. sono alimenti iperproteici ed a causa dell'eccesso di azoto, che l'organismo umano non può utilizzare, causano nefropatie di varia natura, iperuricemia, gotta, ecc. (3). Le proteine animali, contenute nel pesce, nei volatili, nelle carni rosse, oltre che nelle uova e nei latticini, tendono ad impoverire l'osso di calcio ed a favorirne la perdita con le urine. Le proteine vegetali, contenute nei legumi, nei cereali, nelle verdure, non sembrano avere questo effetto (4). Sulla base di numerosi studi di popolazione, disponibili nella letteratura scientifica, l'American Dietetic Association (la principale associazione di Nutrizionisti Americani), afferma che le diete vegetariane e vegane, correttamente bilanciate, sono in grado di fornire all'organismo un perfetto apporto proteico (4). Anche gli studi epidemiologici, condotti su popolazioni rurali cinesi hanno evidenziato come un apporto proteico, in larghissima parte di fonte vegetale, soddisfi in pieno le esigenze nutrizionali di chi svolge abitualmente lavori pesanti (5).
2. Sono alimenti acidificanti, che impoveriscono tutti gli umori cellulari di riserve alcaline, nel tentativo di neutralizzarne gli effetti, bloccando i prodotti terminali del catabolismo, causando così: fatica cronica, maggiore sensibilità alle infezioni per l'abbassamento delle difese immunitarie dell'organismo e, sottraendo calcio e magnesio alle ossa, con conseguenti osteoporosi e artriti (3).
3. Non contengono fibre indigeribili, presenti, invece, nella frutta e nella verdura, necessarie a stimolare la motilità intestinale. Un'alimentazione prevalentemente carnea causa: stitichezza, tossiemia, obesità, vene varicose, emorroidi, diverticoliti, appendiciti, cancro intestinale (statisticamente al 2° posto come frequenza) e malattie cardiovascolari (6).
4. Anche se contengono piccole quantità di vitamine idrosolubili (gruppo B) e liposolubili (A, D, E), queste vitamine, di fatto, con la cottura vengono tutte inattivate, a causa della loro termolabilità.
5. Contengono grassi saturi e colesterolo (anche quelle carni cosiddette "magre"), responsabili di molteplici effetti dannosi all'interno dell'organismo umano. I grassi animali sono risultati strettamente associati a: cancro al colon, mammella, prostata, ovaie, endometrio e pancreas ed al rischio di arteriosclerosi (7). E' inoltre, scientificamente provato che un'alimentazione troppo ricca di grassi saturi provoca steatorrea ed a lungo andare perdite di vitamina B12 e di calcio (8). Studi su flussi migratori, su popolazioni umane e altri dati supportano un effetto carcinogeno dei grassi nella dieta, anche se problematiche metodologiche impediscono di evidenziarne la correlazione in maniera chiara (9b).
6. Sono alimenti cancerogeni, comprovati da numerosi studi sul cancro, condotti su popolazioni di vegetariani, in cui si evidenzia un ridotto rischio globale di incidenza e di mortalità per cancro, rispetto ai non-vegetariani (9b). In particolare, le carni bovine, stimolano la produzione di acidi biliari, su cui agiscono alcuni microrganismi, (ad es. alcuni ceppi di clostridi) capaci, sottraendo idrogeno, di trasformarli in potenti cancerogeni come l'acido desossicolico e il litocolico (3).
7. Sono alimenti tossici: per il loro contenuto di tossine cadaveriche, che si sviluppano alla morte degli animali, che passano nel sangue umano (putrescina, cadaverina, ptomaine, scatolo, metil- etil-mercaptano, ecc.) e che l'organismo cerca di eliminare attraverso il fegato ed i reni, intaccandone l'efficienza; per le sostanze prodotte dalla paura degli animali al momento del macellazione (adrenalina, acido lattico, ecc.), in quanto gli animali avvertono che stanno per essere assassinati e sentono l'odore del sangue di chi li ha preceduti; per l'accumulo di pesticidi e di metalli pesanti (mercurio, cadmio, piombo, ecc.) prodotti dalle attività industriali o agricole, che gli animali terricoli o acquatici incorporano nel proprio organismo, essendo gli ultimi anelli delle catene alimentari nell'ecosistema terra e che, infine, con gli alimenti, arrivano all'uomo (ad es. sono state trovate grandi quantità di pesticidi nel fegato dei tonni del Mediterraneo e, in minor misura, nei pesci dell'Atlantico); per i farmaci, che vengono somministrati agli animali, costretti a vivere in condizioni non naturali (antibiotici vari, antinfiammatori, ormoni soprattutto estrogeni, antitiroidei, sedativi, beta-bloccanti, sali di zinco, ecc.).
8. Sono pericolose, perché vengono macellati e immessi nella rete di distribuzione, animali infetti da malattie, quali TBC, afta epizoica, mastite, cancro, BSE, ecc. che sfuggono al controllo dei NAS.
9. Generano aggressività, perché fanno aumentare i livelli, nel cervello, di dopamina e di adrenalina, mentre fanno diminuire la serotonina, sintetizzata a partire dal triptofano, che giunge al cervello in dosi basse, a causa dell'impegno dei meccanismi di trasporto degli aminoacidi per le dosi elevate di tiroxina e leucina, contenute nelle carni in misura maggiore del triptofano. Una ridotta quantità di serotonina aumenta l'aggressività, diminuisce il sonno e predispone alla depressiome (3).
A partire dagli anni '40, la dott.ssa C. Kousmine aveva elaborato un metodo preventivo e curativo per le malattie degenerative ed il mantenimento del benessere generale, rivolgendosi, prima di tutto ai medici, ed individuando una serie di soluzioni associate ad una corretta alimentazione, basata su cibi integrali e di origine vegetale. La ricerca immunologica, oggi, le sta dando ragione a posteriori. Approfonditi studi, condotti dall'OMS, hanno evidenziato una forte correlazione tra alimentazione ed insorgenza di malattie neoplastiche ed autoimmuni. L'OMS stessa ha indicato, come prevenzione, un'alimentazione basata su alimenti di origine vegetale e cibi integrali (8). L'importanza di una dieta ben bilanciata, basata esclusivamente o principalmente su cibi di origine vegetale, ricca di antiossidanti e di fibre, priva di grassi animali e con un contenuto proteico limitato (Plant-based Diet) è stata documentata in svariate situazioni patologiche, come ad es. il morbo di Parkinson ed è risultata protettiva nei confronti dei rischi cardiovascolari, di stipsi e diverticolosi (9a).
BIBLIOGRAFIA:
1.Vocabolario Treccani Vol 1°
2.Nutrizione Umana di F. Fidanza , G: Liguori
3.Miti e realtà nell'alimentazione umana di Armando D'Elia
4.Documenti di Scienza Vegetariana: http://www.scienzavegetariana.it
5.Le Scienze- Maggio 1990
6.Mondo Vegetariano aprile 2003 articolo del dott. Piergiorgio Lucarini
7.Quaderni di Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana, a cura della dr.ssa L.Baroni
8.Atti del convegno: Nutrizione, malattie degenerative e cancro, del 24-26/10/2003, doc. "Nutrizione e malattie autoimmuni", del dott. Angelo Di Fede
9.Atti del convegno, Nutrizione, malattie degenerative e cancro, del 24-26/10/2003, doc. "Nutrizione e MdP" 9a) e "Cancro e Plant-based-diet" 9b) della dr.ssa L.Baroni
di Fonte: Scienzavegetariana.it
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